Una vita in vacanza: self made influencer all’arrembaggio

Alla fine degli anni ‘90 la bolla speculativa delle Dot-com mise fine in qualche settimana ai sogni di moltissimi self-made trader che, in alcuni casi, avevano lasciato il lavoro per fare speculazioni da casa pensando di potersi arricchire in tempi brevi. È cronaca recente l’andamento delle Criptovalute, il Bitcoin in particolare, che in qualche mese ha perso quasi l’80% del suo valore massimo raggiunto a dicembre 2017 ridimensionando le aspettative di più o meno piccoli investitori sedotti dal sempre verde messaggio nuovo/facile/subito.

Ma perché il riferimento, molto succinto e semplificato, a due fenomeni della recente storia economica finanziaria accostato a una immagine ludico/godereccia della vita?

Senza scomodare sociologia e psicologia, è credo utile affrontare in parallelo alcune delle piccole e grandi contraddizioni che lo sviluppo di nuovi contesti professionali alimentano. (basti pensare a come il web ha cambiato e ampliato i profili e le competenze professionali nell’ambito della comunicazione, sempre per fare un parallelo).

Frequentando con quotidiana e attenta assiduità professionale il micro mondo dei social network mi sembra si possa fare un efficace per quanto forzato parallelismo ai comportamenti orientati al ‘soldo facile’.

Sembra cioè che un approccio analogo si stia verificando nell’ambito dei Social Network. Nell’immaginario stereotipato dei più, ‘Instagram’ (come se fosse un luogo fisico) è popolato da influencer da copertina che passano da un continente all’altro pasteggiando a ostriche o con calici alzati, elegantemente vestiti e comodamente auto-ritratti in ‘location’ da cartolina. Questi ‘influencer’ per autodefinizione, hanno come tratto distintivo il numero di follower contati rigorosamente in centinaia di migliaia o milioni, sempre ben vicini al loro nome reale o d’arte, quasi fosse il segno zodiacale o la data di nascita.

Gli influencer, ammiccanti, popolano feed e timeline mostrando cuori rossi per quella bevanda o fuochi accesi per quell’accessorio e, sempre nell’immaginario collettivo, subito i carrelli degli e-commerce di chi li paga per fare quello che fanno, si riempiono veleggiando verso il tutto esaurito.

Influencer che vivono una vita libera e felice dove si è pagati per fare ‘una vita in vacanza’, che sia viaggiare, cucinare o dedicarsi al make-up. Un life-style social h24, patinato e sempre ludico, recensito da riviste e quotidiani con articoli che, con interesse al limite del voyerismo, periodicamente raccontano quanto vale un post di quell’influencer o una stories di quell’altro.

Se è vero indubbiamente che ci sono esempi illustri e meritevoli di come creare imprese di successo utilizzando il contesto dei social network con marcato orientamento al business (casi nostrani più che meritevoli come Chiara Ferragni per nominare un influencer che, attraverso i Social, ha costruito un’azienda o Aniye By azienda che attraverso Instagram ha raggiunto un nuovo mercato) è altrettanto vero che però sono pochi, numericamente parlando, i casi imprenditoriali che davvero possono rientrare in questa definizione.

Ma per ovvio e naturale spirito di emulazione di successo, passa l’idea che imitare questi casi e quindi dare vita a storie professionali di successo, sia alla portata di tutti, o almeno di tutti quelli dotati di un minimo di intraprendenza e, soprattutto, di smartphone. Un po’ come dire che con lo smartphone siamo tutti fotografi. Una interpretazione decisamente estrema della proprietà transitiva.

L’influencer all’arrembaggio si scatena nei periodi ‘caldi’: estate, e feste comandate, quando contatta le aziende chiedendo una t-shirt o un paio di occhiali, un ristorante o un albergo chiedendo un pasto o un soggiorno gratis, con il l’effetto di risultare più un wannabe un po’ scroccone che un professionista che offre un servizio.

La via al successo degli improvvisati influencer, guardando bene dietro le quinte, si rivela evanescente e, soprattutto, piatta... l’approccio, più che di offrire un ‘servizio’ spesso si esaurisce nella ricerca del baratto: ottenere qualche prodotto cosmetico, una cassa di vino pregiato, un week-end con il fidanzato o la fidanzata gratuitamente, un orologio alla moda in cambio di qualche fotografia pubblicata sul proprio profilo (da milioni di follower) è semplicisticamente spesso definito ‘lavorare con i Social’, ma manca il requisito fondamentale del lavoro, cioè la retribuzione.

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Product placement è un concetto forse un po’ datato ma che ben identifica quello che le aziende piccole o grandi che siano, cercano di fare oggi quando inviano gratuitamente quella T-shirt o quel paio di occhiali o non fanno pagare un pasto o un soggiorno a quella figura, ma sempre storcendo la bocca, come a rivelare una nemmeno troppo celata riserva rispetto alla efficacia dell’azione.

Ma che è ben diverso da quando queste stesse aziende investono tempo, energie e risorse economiche per pianificare azioni e strategie di comunicazione nei social network, affidandosi a esperti che di questo hanno fatto una professione.

La differenza sta tutta forse qui, nella parola ‘professionalità’ che nell’era dell’economia 3.0 assume sempre di più i contorni di inutile, sostituita da una sorta di self made man/woman che scivola nella versione contemporanea dell’uomo (o donna) sandwich portata all’estremo, estesa potenzialmente cioè ai numeri della popolazione mondiale dotata di smartphone.

Allora, provocatoriamente, a cosa serve la professionalità? Sono superflui i giornali e quindi i giornalisti perché ‘leggo su Facebook’, sono superflui gli editori ‘perché mi pubblico il mio libro da solo come e-book’, sono superflue le agenzie di comunicazione ‘perché c’è mio nipote che è su Instagram e YouTube e fa l’influencer (replica dell’approccio ai webmaster di fine millennio)’.

Quello che dovrebbe essere in messo in discussione non è la figura dell’influencer, quanto l’idea di competenza e professionalità delle figure che si fanno interpreti e operano in un determinato contesto, qualsiasi sia l’ambito di esercizio. Il contesto social network, considerandone le evoluzioni e le possibilità, si sta sempre più configurando come contesto al quale aziende di natura merceologica diversa guardano con attenzione per le innegabili potenzialità di marketing e pubblicità. Ma si tratta appunto di marketing e pubblicità, ambiti nei quali professionisti si formano e agiscono in base a competenze.

A tutti, genericamente interpellati sulla questione, piacerebbe stare ‘una vita in vacanza’ o ‘guadagnare senza fatica’ ma chi lavora, davvero, sa che cosa significa la parola competenza, e così come c’è chi la offre, c’è chi la esige dal proprio fornitore, o almeno così dovrebbe essere, nel migliore dei mondi possibili.

Articolo di Francesco Mattucci

Creare contenuti per i social: cosa devi ricordare

Siete dei Content Creator, lavorate in una agenzia di digital marketing o fate i fotografi?

Ogni volta che veniamo contattati da un’Azienda, un Brand o chiunque ci chieda di produrre dei contenuti visuali per Instagram o altre piattaforme Social è bene valutare, prima di buttarci a capofitto nel lavoro, gli utilizzi futuri possibili che il committente andrà a fare delle nostre immagini o video. 

Realizzare dei contenuti pensando che vengano utilizzati sui Social e poi trovarli invece come pubblicità sulle pagine di mensili o settimanali, nella cartellonistica stradale, nelle brochure aziendali, al cinema (vi giuro che è capitato), o in qualsiasi altra forma ed espressione è più frequente di quello che si possa pensare.

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Ecco perché è bene, se vogliamo lavorare in maniera professionale, è bene sottoporre sempre al committente un contratto che preveda dei ‘paletti’ sull’utilizzo consentito o meno del nostro lavoro.

I criteri di base da prendere in considerazione e definire sono:

  • LUOGO: in quali paesi sarà consentito l’utilizzo dei nostri contenuti? (ad esempio: tutto il mondo? Europa? Italia?)

  • TEMPO: in funzione del corrispettivo definito per quanto tempo il committente potrà usare il nostro lavoro? (tempo indefinito? Due anni? Un mese?)

  • ESCLUSIVITÀ: La cessione dei diritti di utilizzo può essere “totale” prevedendo il c.d Bay out, vale a dire la cessione di tutti i diritti a favore del committente in cambio di un corrispettivo di cessione molto elevato o può essere “parziale” prevedendo pari diritti di utilizzo ad entrambe le parti in cambio di un corrispettivo più contenuto.


  • UTILIZZI CONSENTITI: Qual è l’utilizzo che il cliente potrà fare delle nostre immagini/video? A tale scopo sono prevosti tre tipi di diritti:

    Diritti Basilari (Web; piattaforme social; depliant per comunicazione aziendale interna; book; slide.)

    Diritti Intermedi: (Ai diritti sopra elencati si aggiungono o cataloghi, brochure, riviste, annual report, cartelli vetrina, cartoline e poster aziendali, espositori da banco, packaging e cartelli in fiere.

    Diritti Pieni: (i diritti già elencati nelle prime due voci, a cui si aggiungono diritti per campagna stampa e campagna affissione

  • UTILIZZI NON CONSENTITI: Generalmente si vieta l’utilizzo in maniera diversa da quelli espressamente consentiti ma è meglio specificare che i contenuti non potranno essere usati per:

    Contesti diffamatori, ingannevoli e pornografici;

    Rivendere o trasferire le immagini/video a terzi;

    Utilizzarle per pubblicità ingannevole o concorrenza sleale;

    Utilizzarle come marchio aziendale o logotipo.

  • DIRITTO D’AUTORE: È sempre bene specificare che la cessione dei diritti sull’uso dei contenuti non comporta in alcun modo il trasferimento di alcun diritto di proprietà o d’autore sulle immagini/video concessi in licenza.

  • CORRISPETTIVO: Il valore delle opere date in licenza dovrà essere proporzionato alle condizioni di cui sopra. In questo paragrafo è molto importante definire sempre anche le modalità e i tempi di pagamento.

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I criteri esposti sono il minimo che ogni professionista dovrebbe definire prima di iniziare a produrre opere video e/o fotografiche, la costruzione di un semplice contratto può metterci al riparo da utilizzi fraudolenti e da possibili delusioni.

Articolo di Francesco Mattucci

Mamma, sono spariti i like da Instagram!

La seconda settimana di luglio, dopo una fase di test iniziata in aprile in Canada, Instagram ha lanciato il suo ultimo aggiornamento atto a fare si che il conteggio dei like sia visibile solo al titolare dell’account anche in Brasile, Irlanda, Australia, Giappone, Nuova Zelanda e, naturalmente, Italia.

Questo significa, in parole povere, che io continuerò a vedere quanti like riceve il mio contenuto ma tutti gli altri utenti non avranno la possibilità di saperlo.

Il ‘test’ è in fase di rapida espansione su molti account ma purtroppo non è possibile chiedere di aderire alla sperimentazione in quanto è la stessa Instagram che sta espandendo questa funzionalità, nel momento in cui ne farete parte riceverete un messaggio di questo tipo:

 
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La linea ufficiale a giustificazione di questa ulteriore novità è quella di ridurre la pressione sugli utenti e, contestualmente, aumentare l’attenzione sui contenuti indipendentemente dai numeri che gli stessi andranno a generare.Il fatto stesso che i tuoi follower non potranno più vedere i tuoi like potrebbe portarti a pubblicare immagini e/o video più creativi e più personali senza temere il riscontro pubblico che questi ne trarranno. Alzi la mano chi, fino a ieri, prima di inserire un nuovo post non si è preoccupato di chiedersi se era in linea con gli interessi e i gusti dei propri seguaci e chi, ancora, non ha mai archiviato un post con un numero di interazioni sotto la media.

Ma per Aziende, Influencer e Content Creator cosa cambierà? In che modo il like-free influenzerà i comportamenti di questi soggetti?
In un mercato dove il numero di like è purtroppo ancora considerato un KPI di valore quali saranno ora le metriche che verranno prese in considerazione?

Siamo davvero sicuri che la mancanza di quel numerino cambierà qualcosa?

Se ci pensate bene, ad esempio, le ‘stories’ non hanno alcuna metrica pubblica e, nonostante questo, per i Brand stanno diventando di fondamentale importanza e sono continuamente inserite come richiesta all’interno dei contratti stipulati con gli Influencer.

È chiaro che la mancanza dei like renderà un po’ più complicata la vita dei responsabili marketing delle aziende che sicuramente faranno un po’ più fatica e dovranno spendere un po’ più di tempo a fare una valutazione di un account concentrandosi maggiormente sulle interazioni (i commenti) e sulla qualità dei contenuti pubblicati mentre, dall’altra parte, per gli influencer diventerà sempre di più fondamentale importanza la produzione di un media-kit fatto bene da inviare ai Brand che ne faranno richiesta.

Un’altra considerazione, un filo più maliziosa, è pensare che questa ‘mossa’ sia stata messa in atto dal gruppo di Zuckerberg per monetizzare maggiormente, le metriche nascoste potrebbero portare gli investitori a concentrare maggiormente i propri budget in ADV piuttosto che in attività con Influencer o Content Creator che, a loro volta, si sentiranno più liberi di postare ciò che più li ispira e li coinvolge finalmente liberi dalla pressione dei like.

O forse, semplicemente, saranno infine prese in considerazione altre metriche meno drogate e più reali quali il numero delle Impression, le percentuali di reach o, ancora, il numero dei salvataggi di un post (il 73% degli utenti dichiara di salvare i post che li ispirano).

Ho chiesto a Michele Pasculli (@micpascu su IG) che è all’interno della sperimentazione di inviarmi uno screenshot di un suo contenuto:

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Sulla sinistra possiamo osservare l’immagine come la vede lui, like-free, mentre sulla destra come la vede ancora un utente esterno al test di Instagram.

O ancora, a Edoardo Nais (@edoardonais su IG) anche lui all’interno della sperimentazione ho chiesto di guardare come vede una mia immagine:

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E ancora, anche in questo caso, sulla sinistra come vede lui il mio contenuto e sulla destra come lo vedo io, la differenza è evidente.

Staremo a vedere, per il momento sembra che, almeno in Italia, la sperimentazione proceda piuttosto velocemente, un recente sondaggio sulle mie stories ha dato questo risultato:

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Quello che è certo che in assenza di metriche facili da rilevare quali appunto i like le aziende dovranno finalmente iniziare a concentrarsi su ciò che funziona veramente: i contenuti.

Instagram, cosa sta succedendo?

Sono settimane piene di mille aggiornamenti, bug di Instagram, cali di visibilità… ma cosa sta succedendo davvero?


La cosa è sotto gli occhi di tutti, decine di influencer, agenzie e utenti, negli ultimi giorni, hanno espresso sul web, attraverso social network, forum e blog le loro preoccupazioni sul calo della portata organica dei propri contenuti su Instagram. Le voci che, ora dopo ora, diventavano sempre più insistenti sono state smentite da un portavoce di Instagram, ma il problema resta tale.

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Molti account (personali, aziendali e Creator) stanno subendo un drastico calo di interazioni e impression sulla piattaforma.


La sensazione è quella che stia accadendo ciò che è già successo nel 2014 per Facebook, una riduzione sempre più marcata della visibilità per favorire investimenti più massicci in advertising.
Che Instagram stia introducendo sempre più funzioni atte alla monetizzazione non è infatti un segreto, è proprio di questi giorni la notizia che ai Brand sarà presto consentito la sponsorizzazione diretta dei contenuti postati dai propri influencer.


Una cosa è certa: Instagram, come in generale la comunicazione, sta cambiando molto velocemente: se un anno fa “bastava” pubblicare belle foto e avere un bel feed, ora l’esperienza degli utenti è fortemente cambiata.

Le Instagram Stories la fanno da padrona, non è un caso che una recente indagine di Blogmeter.it (fonte a questo link) affermi “che il 32% degli Italiani preferisce guardare stories anziché leggere un post, percentuale ancora più alta nella fascia 15-24 anni, raggiungendo il 52%”.

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L’indagine afferma inoltre come gli utenti di Instagram (e quindi probabilmente anche tu!) naviga nell’app perché ama seguire le stories di influencer che ci mettono la faccia nel raccontare la loro vita, e molte volte questo è proprio il motivo per cui queste figure sono diventati tali. Un racconto che sia fatto di esperienze di viaggio, di quotidianità famigliare, o di qualsiasi argomento che crei forte interesse nella comunicazione verbale della persona. L’autenticità e la spontaneità risultano essere caratteristiche di forte engagement per gli utenti.

Riporta sempre Blogmeter, “gli intervistati dichiarano di seguire le personalità social perché parlano di argomenti di loro interesse e perché sono simpatici e spontanei”.

Non è un caso che molti influencer che oggi continuano a lavorare molto, sono coloro i quali si sono adattati al cambiamento: metterci la faccia, nelle stories, è un aspetto rilevante in merito alla capacità di coinvolgere le persone, e l’indagine di blogmeter lo dimostra.

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Ciononostante, il calo della portata organica di Instagram è rilevante: il cambiamento dell’algoritmo che regola la visualizzazione dei contenuti di Instagram da parte dell’utenza ha in serbo un nuovo taglio.

Cambiare strategia? No, è necessario adattarsi, e iniziare ad investire in advertising: per i brand, e per gli influencer stessi.

Le piattaforme Social, ci piaccia o no, stanno sempre più diventando degli spazi a pagamento all’interno dei quali dobbiamo comunque sempre mantenere elevata la qualità dei nostri post, l’interazione con il nostro pubblico e capire che è diventato necessario predisporre dei budget da destinare in advertising.

Ha senso oggi presidiare Instagram pubblicando ogni giorno, e poi mostrare i nostri contenuti soltanto ad un ristretto numero di persone?




I numeri di Instagram in Italia

Molti di noi sanno che, in Italia, gli account attivi dichiarati da Instagram sono quasi 19 milioni e mezzo. Ci siamo voluti togliere la curiosità di andare a calcolare quanti di questi ci sono ogni 100 abitanti (Istat gennaio 2018) per regione e la sottostante tabella fornisce il risultato:


Svetta il Lazio con 36 profili Instagram ogni 100 abitanti mentre chiude la classifica la Basilicata che ne conta ‘solo’ 25. La media nazionale è di 32 account ogni 100 abitanti e comunque la classifica è molto corta, il divari tra la prima e l’ultima è di solo 11 profili.

Per completare la ricerca siamo anche andati a vedere quali sono le regioni più taggate su Instagram nel primo semestre del 2019.

Sul podio troviamo Sicilia, Puglia e Sardegna, tre delle nostre regioni più belle e a maggior vocazione turistica.

Come evolverà la classifica con l’arrivo dell’estate e delle vacanze? Non ci resta che attendere i primi di settembre quando pubblicheremo i numeri aggiornati e vedremo se queste tendenze saranno confermate oppure no!

Articolo di Francesco Mattucci

In viaggio con MD Viaggi ad Abano Terme

Alcune settimane fa Gionata ha avuto l’occasione di soggiornare (e rilassarsi!) alle Terme di Abano, in collaborazione con MD Viaggi.

In questo articolo blog ci racconta i punti salienti della sua esperienza, buona lettura!


Abano è davvero a due passi da casa mia, più precisamente poco più di un’ora, ma per svariati motivi (come sempre viaggiamo molto lontano e poi non ci accorgiamo che esistono delle rare bellezze proprio sotto casa) non ci ero mai stato.

Ho colto l’occasione di poterla visitare con MD Viaggi, che mi ha permesso di soggiornare al Hotel Terme Smeraldo, una vera culla di relax per me e Federica, che da un po’ stavamo cercando delle sane coccole di benessere.



Dove?

Come noto, Abano Terme è la località dove ogni anno migliaia di persone dedicano il proprio tempo alla cura del proprio corpo.

Le acque e i fanghi termali sono un rimedio naturale e certificato per tutte le persone che soffrono di disturbi muscolari, di circolazione, o più in generale di coloro che necessitano rinvigorire la qualità del proprio benessere fisico.

Oltre ad offrire tutto ciò, Abano è a due passi da alcuni piccoli borghi del padovano davvero interessanti e tipici.

Li citerò più tardi nelle prossime righe!



La struttura

L’hotel Terme Smeraldo è una struttura ricettiva che è possibile prenotare tramite MD Viaggi, e offre varie soluzioni per tutti coloro che cercano una vacanza di benessere.

Ordinato, curato e pulito nell’accoglienza, L’Hotel Terme Smeraldo offre inoltre una ottima cucina, a colazione, pranzo e cena. 

Se cercate un soggiorno di benessere, l’Hotel offre tutto quello di cui necessitate. I servizi non mancano, la cucina è molto buona, la zona benessere è sempre ordinata, lo staff è sempre gentile… insomma: non avrete problemi a sentirvi a proprio agio!


L’area benessere

È evidente come Abano sia una località che si dedica prevalentemente alla cura del corpo con i fanghi termali: ma ci terrei a sfatare il tabù che afferma come questo sia “una cosa da vecchi!”. Non è vero: prendersi cura del proprio corpo è una cosa che possono (e dovrebbero!) fare tutti, soprattutto in una quotidianità sempre più stressante, metodica e digitale.

Io e Federica abbiamo provato in trattamento al fango termale che favorisse la circolazione e il benessere del corpo. Purtroppo, rimanendo spesso seduti durante l’orario di lavoro e non facendo molta attività fisica, le mie gambe sono spesso appesantite! Quale miglior rimedio di un trattamento termale per rinvigorirle?

All’Hotel Terme Smeraldo è possibile infatti personalizzare ogni trattamento in base alle proprie necessità ed esigenze: la terapista Mary ci ha davvero regalato una magica sensazione di benessere!




I dintorni

Durante l’ultimo pomeriggio ci siamo presi un paio di ore per visitare alcuni dei borghi limitrofi ad Abano Terme, e ve ne voglio consigliare alcuni.

Tra le cose da non perdere, lo storico borgo di Arqua Petrarca, che è considerato uno dei più bei borghi d’Italia, lo sapevate?

Piccolo ma infinitamente coccolo, è il luogo ideale dove prendere un aperitivo locale nel massimo silenzio della natura.

Consiglio anche una veloce visita a Villa Draghi e Villa Francesca: in questa area veneta sorgono alcune delle più illustri Ville Storiche, proprio lungo il fiume Brenta. Non perdetevele perché sono davvero iconiche!

Last but not the least: Il Giardino di Valsanzibio. Un luogo allo stesso tempo magico e surreale, dove la natura incontra la Dea della bellezza e ne fa uscire un tripudio di verde, colore, spontaneità. Se amate i luoghi all’area aperta, questo non può mancare nella vostra travel List!



Come accennato, MD Viaggi propone dei pacchetti davvero interessanti per dei soggiorni di benessere e gusto: visitate il loro sito e iniziate ad organizzare la prossima vacanza italiana!










Natura e relax, il mio soggiorno al Rosenhof con MD Viaggi

Non è stato facile, per un ragazzo del Sud come me, entrare in confidenza con le montagne del Nord, i loro paesaggi e dei modi di vivere differenti rispetto ai miei.
Ma devo ammettere che negli ultimi anni sto imparando sempre più ad apprezzare questi luoghi, dove la natura combina relax e magiche sensazioni di libertà.

La mia prima esperienza in queste zone risale a tre anni fa, quando assieme ad alcuni amici partii per un road trip tra le Dolomiti italiane e i laghi del Trentino: fu la mia prima volta in Val Pusteria, una bellissima zona di montagna che racchiude alcune delle mete più conosciute del Südtirol.


Pochi giorni fa, grazie ad MD Viaggi, ho riassaporato le medesime emozioni, ripercorrendo le stesse valli, gli stessi laghi e scrutando le stesse vette, ma con un comfort in più: l'Hotel Rosenhof.
Chi mi segue su Instagram sa già di cosa parlo, l'Hotel Rosenhof è stato infatti la struttura ricettiva dove ho soggiornato, e nelle prossime righe ve la racconterò meglio.


La posizione dell’Hotel


L'Hotel Rosenhof si trova in una zona strategica, a Rio di Pusteria, un piccolo borgo in grado di offrire tutte le comodità logistiche: la stazione dei treni, il collegamento alla principale arteria stradale, la seggiovia, l'autobus che porta alle piste da sci. Non mancano, inoltre, tutti i servizi indispendabili: la farmacia, il supermercato, molti negozi di ogni genere.

Da non dimenticare ovviamente la possibilità di usufruire di tutte le attività outdoor tipiche della montagna, quali trekking, hiking, scalata, biking e chi più ne ha più ne metta.


L’accoglienza 


L’accoglienza in Hotel è stata davvero speciale: la gentilezza e l'ospitalità ricevuta al check-in mi hanno subito fatto sentire a casa! È possibile, tra l’altro, usufruire di una speciale tessera che permette di utilizzare i mezzi pubblici della zona così da muoversi dall’Hotel verso le zone limitrofe.

Le camere dell'Hotel sono confortevoli, spaziose e recentemente ristrutturate. Lo stile è quello tipicamente tirolese, capace di catapultarmi fin da subito nel vero "mood montano". Per un social-addicted come me, vi assicuro che non mancano le prese elettriche, ossigeno fondamentale di ogni vacanza!

E vogliamo parlare della vista panoramica dalla terrazza? Beh, lasciamo parlare le immagini!

Il food

Gli spazi comuni del Rosenhof sono molto curati, ho apprezzato la scelta stilistica degli interni, la cura dei particolari della sala colazione e del ristorante. Il mood resta quello alpino ma con un tocco di modernità che di certo non guasta, anzi!

L'ottimo rapporto qualità prezzo dell'Hotel, è dato anche dalla qualità della sua cucina, della colazione e della merenda, perché si, al Rosenhof è inclusa anche la merenda a buffet dalle 15 alle 17!

La colazione è molto fornita, riuscirete a trovare tante alternative per iniziare al meglio la vostra giornata, sia che siate amanti della colazione salata, sia che preferiate risvegliarvi con il dolce sapore di croissant e ciambelle ripiene.

A cena invece si ha sempre una scelta tra due diversi primi e due secondi, con ovviamente antipasto sempre a buffet e dolce del giorno. I piatti sono preparati con ingredienti della zona, genuini, mai scontati e ben presentati. Provare per credere!


La Spa e l’area Wellness

Dulcis in fundo, le coccole.
Durante il mio soggiorno non ho potuto fare a meno di godermi di un paio di bagni nella bella piscina panoramica situata sul tetto della struttura (temperatura dell’acqua di 31°, che goduria) e di qualche momento di relax nella Area Wellness della Spa, davvero molto curata.

L'atmosfera qui è davvero elegante e rilassata, non ci sono mai troppe persone contemporaneamente e potrete godervi in tutta tranquillità il vostro tè caldo tra una sauna ed un bagno turco, senza dimenticarsi della calda vasca idromassaggio situata in giardino.


I dintorni

Nel mio breve soggiorno, ho approfittato delle ore centrali della giornata per scoprire i luoghi circostanti. Della Val Pusteria fanno parte, infatti, alcune delle più famose perle delle Dolomiti: Brunico, Dobbiaco, Corvara, San Candido e l’instagrammabile lago di Braies. Potevo forse lasciarmi sfuggire l'occasione di scattare qualche foto in questi paesaggi meravigliosi?

Date un'occhiata alla mie foto di questi luoghi incantati e del Lago di Misurina... ancora ghiacciato!

Come avrete potuto vedere, trascorrere un soggiorno qui è sicuramente ricco di opportunità. 

Il mio personale suggerimento è di dare un’occhiata al sito di MD Viaggi *collegamento ipertestuale*, dove potrete trovare un sacco di vacanze come quella che vi ho raccontato… e mi raccomando, una volta partiti: non dimenticatevi di taggarmi nelle vostre foto che posterete su Instagram!

Instagram ALT TEXT, il futuro della SEO di Instagram

Instagram ALT TEXT, il futuro della SEO di Instagram

Al termine del 2018 Instagram introduce la feature “Alt Text” che, ad oggi, è una delle funzioni con maggiori potenzialità di tutta la piattaforma e, al tempo stesso, una delle più sottovalutate e meno utilizzate.

Ma che cosa è l’Instagram Alt Text?

Non è altro che la possibilità di inserire una descrizione testuale del nostro contenuto che ne spieghi le caratteristiche, quindi un “testo alternativo” che viene visualizzato al posto di una immagine quando la stessa non può essere visualizzata, per esempio nel caso di connessioni particolarmente lente o di persone ipovedenti che utilizzano browser in braille. 

Se il testo alternativo non viene inserito sarà la stessa Instagram a generarne automaticamente uno, lo abbiamo già visto nell’articolo del nostro blog dello scorso 28 febbraio quando abbiamo parlato dell’analisi semantica delle immagini, che potete approfondire cliccando qui.


È chiaro che il testo generato direttamente da Instagram non potrà essere particolarmente curato, quindi diventa necessario da parte dell’utente inserirlo con la massima precisione possibile perché “Alt Text” può anche essere visto come un’estensione SEO di Instagram.

Riflettete! Quando cercate qualcosa su Google avete mai notato che, nella maggior parte dei casi, tra i primi risultati il motore vi restituisce risultati trovati nella tab immagini? Ora provate a pensare cosa accadrà quando saranno disponibili anche i risultati indicizzati da Instagram


Quindi, oltre ai casi sopra esposti, l’Alt Text è un elemento che aiuta i motori a catalogare le immagini, facciamo un esempio, osservate questa immagine.


Se vado a cercare l’analisi prodotta da Instagram trovo:

DUE.png

Che è sicuramente una descrizione esatta, sommaria ma esatta. Infatti, saranno presumibilmente poche le ricerche fatte con queste Keyword. Apriamo allora l’applicazione, cerchiamo la nostra immagine e clicchiamo sui tre puntini in alto a destra:

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Attraverso il tasto “modifica” andiamo ad inserire il Testo Alternativo così come nell’immagine sopra, salviamo la modifica e torniamo a vedere il valore dell’Alt text nel codice di Instagram:

QUATTRO.png

Sorprendente vero? A questo punto è facile pensare  quali siano le potenzialità di questo strumento nel momento in cui i motori di ricerca cominceranno a indicizzare anche i contenuti di Instagram!


Il consiglio è quello di inserire il testo alternativo nel momento di pubblicazione dell’immagine, potete comodamente farlo cliccando sul tasto “Impostazioni Avanzate” che si trova nell’ultima riga della pagina dove inserite didascalia e hashtag prima della condivisione.


Per riassumere, questi sono i tre principali vantaggi dell’Alt Text di Instagram:

  • Rende i tuoi contenuti disponibili a persone con difficoltà visive;

  • Aiuta l’algoritmo a capire meglio il tipo di immagini che pubblichi;

  • Espande la rilevabilità dei tuoi contenuti ben oltre Instagram.


Mi raccomando, capite le potenzialità dello strumento diventa immediatamente chiaro che Alt Text non deve essere un copia-incolla della didascalia su Instagram ma un testo che descrive minuziosamente e nella maniera più pertinente il contenuto dell’immagine per far si che esso possa avere più rilevanza possibile in fase di ricerca.











L’influencer marketing e i diritti sulla privacy dei content creator

Nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione copernicana. Internet ha ha oltrepassato le colonne d’ercole abilitando tutti noi alla produzione e alla condivisione immediata di testi, foto, video e le nuove piattaforme digitali sono diventate il luogo principale dell’interazione sociale ed economica.

In questa rivoluzione si inserisce il fenomeno degli influencer, una categoria eterogenea che attraverso la propria immagine e la propria capacità relazionale riesce a catalizzare l’attenzione del pubblico ”indirizzando" le preferenze di un numero considerevole di utenti che, da semplici followers, diventano potenziali consumatori.
Ma esattamente chi sono e cosa fanno gli influencer?

Fino a qualche anno fa li avremmo definiti semplici testimonial ma oggi sono i nuovi attori della comunicazione commerciale online e il loro ruolo è nettamente più complesso: non si limitano più ad utilizzare la propria immagine per sponsorizzare un determinato brand ma creano veri e propri contenuti digitali dietro ai quali risiedono tempo, impegno e lavoro che rendono l’attività svolta un’attività da tutelare giuridicamente.

Lo scopo di questo articolo è proprio quello di spiegare, seppur brevemente, quelli che sono gli strumenti giuridici a tutela dell’influencer. In primo luogo va detto che l’attività dovrebbe, sempre, fondarsi su un rapporto di natura contrattuale (il c.d. contratto di sponsorizzazione) idoneo a regolarne sia i diritti di utilizzo e sfruttamento economico dell’immagine sia il diritto d’autore e di proprietà intellettuale sui contenuti digitali prodotti e ciò soprattutto al fine di individuarne la titolarità. Ma di cosa parliamo quando parliamo di diritti, questi sconosciuti?

Il diritto all’immagine, è un diritto della personalità tutelato dal codice civile (art.10), dalla L. 633/1941 sul diritto d’autore e dalla legge sulla privacy (D.Lgs. 196/2003). Senza addentrarci nella normativa di riferimento, basterà qui dire che l’immagine di un soggetto può essere esposta o pubblicata soltanto con il consenso di quest’ultimo eccetto i casi in cui la pubblicazione sia esplicitamente consentita dalla legge. Questo aspetto riveste particolare importanza nell'attività dell'influencer: pensiamo al caso in cui la parte committente (brand) voglia effettuare un re-post dell’immagine precedentemente pubblicata dall’influncer sul proprio profilo, ebbene, se il contratto non prevede questa possibilità, il brand è obbligato a richiedere il consenso dell'influencer prima di procedere alla pubblicazione. Inoltre, vale qui la pena di sottolineare, che il diritto all’immagine è un diritto personalissimo e inalienabile, pertanto, attraverso il consenso ciò che viene ceduta a terzi è la possibilità di utilizzo dell’immagine e non il diritto stesso.

Il diritto d’autore, invece, è l'istituto giuridico -disciplinato dalla Legge n. 633/1941 e dal codice civile- che ha lo scopo di tutelare tutto ciò che è frutto dell'attività intellettuale (letteratura, musica, arte, fotografia etc) attraverso il riconoscimento all'autore dell'opera di una serie di diritti di carattere sia morale, sia patrimoniale. I primi -salvo casi particolari- sono diritti irrinunciabili e inalienabili e tutelano la persona dell'autore mentre i secondi, i cd. diritti di utilizzazione economica, possono essere ceduti a terzi, gratuitamente o dietro compenso.

Nel diritto d’autore rientrano tutte le opere dell’ingegno, comprese le fotografie e i video digitali, per tanto l’Influencer è considerato -a tutti gli effetti- titolare di tale diritto dal momento stesso della creazione, senza necessità di alcuno adempimento e ciò significa che, in assenza di un apposito accordo che disponga diversamente, potrà sempre vantare diritti di esclusiva sul contenuto da lui creato.

Anche la giurisprudenza di merito si è espressa a riguardo affermando, in due recenti sentenze (Rif. nota), che il contenuto digitale è tutelato dal diritto d’autore con la conseguenza che non può essere liberamente utilizzato, condiviso, modificato o distribuito senza una preventiva autorizzazione da parte dell’autore o senza che vi sia una esplicita attribuzione di paternità.

Last but not least, meritano un breve cenno i diritti di privativa. Come è noto, i brand si rivolgono ad un determinato influencer in virtù della popolarità di cui questo gode all’interno del target desiderato, popolarità che avviene e si identifica attraverso il nome o pseudonimo utilizzato dall’influencer. Tale nome, scelto e costruito con cura, possiede un valore commerciale e costituisce un capitale per l’influencer perché può essere oggetto di operazioni di sfruttamento economico tramite la concessione di licenze, di contratti d'esclusiva, di merchandising e sponsorizzazione.

Per tale ragione, al pari di un marchio, il nome può (o dovrebbe) essere tutelato attraverso il cosiddetto diritto di privativa ovvero la registrazione del nome che conferisce al titolare una serie di diritti esclusivi di utilizzo compresa la possibilità di avviare azioni legali contro chiunque tenti di appropriarsene ingiustamente generando confusione nel pubblico.

Appare, dunque, quanto mai chiara la necessità di delineare e tutelare concretamente i diritti che entrano in gioco quotidianamente nell’attività lavorativa dell’influencer, anche perché, un uso consapevole dei social media non può e non deve prescindere dal rispetto degli altrui diritti.




Nota1:

Trib. Milano Sezione specializzata in materia d'impresa, 30 maggio 2016 n. 6766; Trib. Roma Sezione specializzata in materia d'impresa., 1° giugno 2015 n. 12076

Account Instagram Creator: caratteristiche, benefici e vantaggi

La notizia non è delle più recenti, molti siti già dal mese di dicembre scrivevano in merito ad una nuova funzionalità che Instagram avrebbe testato dai primi mesi del 2019: stiamo parlando dell’introduzione degli “Instagram Creator Account”.


Come è noto, allo stato attuale, sono solo due le opzioni che possiamo scegliere: il profilo  o, in alternativa, il profilo business,che ci consente di accedere a tutta una serie di dati statistici e alla possibilità di sponsorizzare i nostri contenuti.

È chiaro che gli influencer che hanno necessità di interagire maggiormente con il proprio pubblico e, soprattutto, con i propri clienti, siano obbligati a scegliere la seconda opzione anche se, gli account business, non sono stati studiati per questo, bensì per le aziende e i brand. Mancano infatti di tutta una serie di funzionalità che invece potrebbero tornare molto utili ai Creators.

 

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Per cercare in qualche modo di riempire questo vuoto, Instagram ha ideato (e sta attualmente testando) il nuovo “Creator Account”, destinato ai suoi utenti più attivi e più influenti. Ashley Yuky, product manager di Instagram, ha recentemente dichiarato a tal proposito che“i creators” sono una parte importante della nostra comunità… Vogliamo assicurarci che Instagram sia il posto migliore e più semplice per costruire una fan base e il proprio personal brand”.

In Garage Raw abbiamo la fortuna di avere con noi uno dei Beta Tester prescelti da Instagram, si tratta di Paolo Balsamo (@paolobalsamo), con il quale siamo andati ad esplorare tutte le nuove funzionalità dell’account Creator. Innanzitutto, ad oggi, l’account non si può richiedere, è la piattaforma stessa che sceglie in autonomia a chi dedicare questa nuova funzionalità e lo comunica attraverso una semplice notifica.


Sono due, per il momento, le caratteristiche che rendono un account “Creator” differente da quello business:

• Le statistiche sulla crescita;

• La gestione dei messaggi diretti.

Nel primo caso possiamo notare un nuovo pannello nel board “Pubblico”degli insights.

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Giorno per giorno è possibile analizzare il numero di account che hanno iniziato a seguirti e il numero di quelli che hanno smesso di farlo con, in evidenza, il saldo positivo o negativo. È poi possibile analizzare nel dettaglio (pulsante “Vedi i post”) quali sono stati i contenuti più coinvolgenti per il proprio pubblico tra post, stories e IGTV. In questo modo gli influencer sono in grado di capire cosa funziona meglio per il proprio pubblico e agire di conseguenza.

Nel secondo caso invece cambia la gestione dei messaggi diretti. Gli influencer si trovano solitamente a gestire un alto numero di ‘direct’,spesso da parte di persone irrilevanti ai fini professionali. L’account “Creator” consente di filtrare i messaggi permettendo al proprietario dell’account di tenere in evidenza solo quelli più significativi o che necessitano di una risposta in tempi rapidi.

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Queste sono le uniche due modifiche che, ad oggi, abbiamo notato, ma è probabile che Instagram ne introduca altre nelle prossime settimane. È chiaro che l’obiettivo di questo nuovo tipo di account sia quello di rendere la vita più facile agli influencer ma, verosimilmente, l’aumento dei dati di insight forniti direttamente da Instagram aiuterà anche i Brand nella ricerca dei partner più adatti alle proprie necessità.

Scott Guthrie sul suo blog (https://sabguthrie.info/instagram-testing-hiding-like-counter/) ci offre un punto di vista differente e più cinico sul perché Instagram stia cercando di testare nuove funzionalità per i Creator. Egli pensa che un ruolo decisivo su queste nuove feature lo giochino le entrate pubblicitarie che, essendo in lieve flessione in altre parti della galassia Facebook, portano il gruppo di Mark Zuckerberg a concentrarsi maggiormente su Instagram, offrendo ai Brand la possibilità di contattare Influencer autentici e, di rimando, di far lentamente accettare a questi ultimi il calo della portata organica dei propri post in favore di un maggior utilizzo di inserzioni sponsorizzate.

Sarà comunque difficile che tutte queste funzioni, e quelle che verranno, siano rese disponibili agli utenti di tutti i giorni. Probabilmente rimarranno privilegio di quelle persone, oltre una certa soglia di follower, che saranno così riconosciuti come i veri influencer di Instagram.