Content Marketing

Creare contenuti per i social: cosa devi ricordare

Siete dei Content Creator, lavorate in una agenzia di digital marketing o fate i fotografi?

Ogni volta che veniamo contattati da un’Azienda, un Brand o chiunque ci chieda di produrre dei contenuti visuali per Instagram o altre piattaforme Social è bene valutare, prima di buttarci a capofitto nel lavoro, gli utilizzi futuri possibili che il committente andrà a fare delle nostre immagini o video. 

Realizzare dei contenuti pensando che vengano utilizzati sui Social e poi trovarli invece come pubblicità sulle pagine di mensili o settimanali, nella cartellonistica stradale, nelle brochure aziendali, al cinema (vi giuro che è capitato), o in qualsiasi altra forma ed espressione è più frequente di quello che si possa pensare.

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Ecco perché è bene, se vogliamo lavorare in maniera professionale, è bene sottoporre sempre al committente un contratto che preveda dei ‘paletti’ sull’utilizzo consentito o meno del nostro lavoro.

I criteri di base da prendere in considerazione e definire sono:

  • LUOGO: in quali paesi sarà consentito l’utilizzo dei nostri contenuti? (ad esempio: tutto il mondo? Europa? Italia?)

  • TEMPO: in funzione del corrispettivo definito per quanto tempo il committente potrà usare il nostro lavoro? (tempo indefinito? Due anni? Un mese?)

  • ESCLUSIVITÀ: La cessione dei diritti di utilizzo può essere “totale” prevedendo il c.d Bay out, vale a dire la cessione di tutti i diritti a favore del committente in cambio di un corrispettivo di cessione molto elevato o può essere “parziale” prevedendo pari diritti di utilizzo ad entrambe le parti in cambio di un corrispettivo più contenuto.


  • UTILIZZI CONSENTITI: Qual è l’utilizzo che il cliente potrà fare delle nostre immagini/video? A tale scopo sono prevosti tre tipi di diritti:

    Diritti Basilari (Web; piattaforme social; depliant per comunicazione aziendale interna; book; slide.)

    Diritti Intermedi: (Ai diritti sopra elencati si aggiungono o cataloghi, brochure, riviste, annual report, cartelli vetrina, cartoline e poster aziendali, espositori da banco, packaging e cartelli in fiere.

    Diritti Pieni: (i diritti già elencati nelle prime due voci, a cui si aggiungono diritti per campagna stampa e campagna affissione

  • UTILIZZI NON CONSENTITI: Generalmente si vieta l’utilizzo in maniera diversa da quelli espressamente consentiti ma è meglio specificare che i contenuti non potranno essere usati per:

    Contesti diffamatori, ingannevoli e pornografici;

    Rivendere o trasferire le immagini/video a terzi;

    Utilizzarle per pubblicità ingannevole o concorrenza sleale;

    Utilizzarle come marchio aziendale o logotipo.

  • DIRITTO D’AUTORE: È sempre bene specificare che la cessione dei diritti sull’uso dei contenuti non comporta in alcun modo il trasferimento di alcun diritto di proprietà o d’autore sulle immagini/video concessi in licenza.

  • CORRISPETTIVO: Il valore delle opere date in licenza dovrà essere proporzionato alle condizioni di cui sopra. In questo paragrafo è molto importante definire sempre anche le modalità e i tempi di pagamento.

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I criteri esposti sono il minimo che ogni professionista dovrebbe definire prima di iniziare a produrre opere video e/o fotografiche, la costruzione di un semplice contratto può metterci al riparo da utilizzi fraudolenti e da possibili delusioni.

Articolo di Francesco Mattucci

Mamma, sono spariti i like da Instagram!

La seconda settimana di luglio, dopo una fase di test iniziata in aprile in Canada, Instagram ha lanciato il suo ultimo aggiornamento atto a fare si che il conteggio dei like sia visibile solo al titolare dell’account anche in Brasile, Irlanda, Australia, Giappone, Nuova Zelanda e, naturalmente, Italia.

Questo significa, in parole povere, che io continuerò a vedere quanti like riceve il mio contenuto ma tutti gli altri utenti non avranno la possibilità di saperlo.

Il ‘test’ è in fase di rapida espansione su molti account ma purtroppo non è possibile chiedere di aderire alla sperimentazione in quanto è la stessa Instagram che sta espandendo questa funzionalità, nel momento in cui ne farete parte riceverete un messaggio di questo tipo:

 
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La linea ufficiale a giustificazione di questa ulteriore novità è quella di ridurre la pressione sugli utenti e, contestualmente, aumentare l’attenzione sui contenuti indipendentemente dai numeri che gli stessi andranno a generare.Il fatto stesso che i tuoi follower non potranno più vedere i tuoi like potrebbe portarti a pubblicare immagini e/o video più creativi e più personali senza temere il riscontro pubblico che questi ne trarranno. Alzi la mano chi, fino a ieri, prima di inserire un nuovo post non si è preoccupato di chiedersi se era in linea con gli interessi e i gusti dei propri seguaci e chi, ancora, non ha mai archiviato un post con un numero di interazioni sotto la media.

Ma per Aziende, Influencer e Content Creator cosa cambierà? In che modo il like-free influenzerà i comportamenti di questi soggetti?
In un mercato dove il numero di like è purtroppo ancora considerato un KPI di valore quali saranno ora le metriche che verranno prese in considerazione?

Siamo davvero sicuri che la mancanza di quel numerino cambierà qualcosa?

Se ci pensate bene, ad esempio, le ‘stories’ non hanno alcuna metrica pubblica e, nonostante questo, per i Brand stanno diventando di fondamentale importanza e sono continuamente inserite come richiesta all’interno dei contratti stipulati con gli Influencer.

È chiaro che la mancanza dei like renderà un po’ più complicata la vita dei responsabili marketing delle aziende che sicuramente faranno un po’ più fatica e dovranno spendere un po’ più di tempo a fare una valutazione di un account concentrandosi maggiormente sulle interazioni (i commenti) e sulla qualità dei contenuti pubblicati mentre, dall’altra parte, per gli influencer diventerà sempre di più fondamentale importanza la produzione di un media-kit fatto bene da inviare ai Brand che ne faranno richiesta.

Un’altra considerazione, un filo più maliziosa, è pensare che questa ‘mossa’ sia stata messa in atto dal gruppo di Zuckerberg per monetizzare maggiormente, le metriche nascoste potrebbero portare gli investitori a concentrare maggiormente i propri budget in ADV piuttosto che in attività con Influencer o Content Creator che, a loro volta, si sentiranno più liberi di postare ciò che più li ispira e li coinvolge finalmente liberi dalla pressione dei like.

O forse, semplicemente, saranno infine prese in considerazione altre metriche meno drogate e più reali quali il numero delle Impression, le percentuali di reach o, ancora, il numero dei salvataggi di un post (il 73% degli utenti dichiara di salvare i post che li ispirano).

Ho chiesto a Michele Pasculli (@micpascu su IG) che è all’interno della sperimentazione di inviarmi uno screenshot di un suo contenuto:

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Sulla sinistra possiamo osservare l’immagine come la vede lui, like-free, mentre sulla destra come la vede ancora un utente esterno al test di Instagram.

O ancora, a Edoardo Nais (@edoardonais su IG) anche lui all’interno della sperimentazione ho chiesto di guardare come vede una mia immagine:

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E ancora, anche in questo caso, sulla sinistra come vede lui il mio contenuto e sulla destra come lo vedo io, la differenza è evidente.

Staremo a vedere, per il momento sembra che, almeno in Italia, la sperimentazione proceda piuttosto velocemente, un recente sondaggio sulle mie stories ha dato questo risultato:

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Quello che è certo che in assenza di metriche facili da rilevare quali appunto i like le aziende dovranno finalmente iniziare a concentrarsi su ciò che funziona veramente: i contenuti.

L’influencer marketing e i diritti sulla privacy dei content creator

Nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione copernicana. Internet ha ha oltrepassato le colonne d’ercole abilitando tutti noi alla produzione e alla condivisione immediata di testi, foto, video e le nuove piattaforme digitali sono diventate il luogo principale dell’interazione sociale ed economica.

In questa rivoluzione si inserisce il fenomeno degli influencer, una categoria eterogenea che attraverso la propria immagine e la propria capacità relazionale riesce a catalizzare l’attenzione del pubblico ”indirizzando" le preferenze di un numero considerevole di utenti che, da semplici followers, diventano potenziali consumatori.
Ma esattamente chi sono e cosa fanno gli influencer?

Fino a qualche anno fa li avremmo definiti semplici testimonial ma oggi sono i nuovi attori della comunicazione commerciale online e il loro ruolo è nettamente più complesso: non si limitano più ad utilizzare la propria immagine per sponsorizzare un determinato brand ma creano veri e propri contenuti digitali dietro ai quali risiedono tempo, impegno e lavoro che rendono l’attività svolta un’attività da tutelare giuridicamente.

Lo scopo di questo articolo è proprio quello di spiegare, seppur brevemente, quelli che sono gli strumenti giuridici a tutela dell’influencer. In primo luogo va detto che l’attività dovrebbe, sempre, fondarsi su un rapporto di natura contrattuale (il c.d. contratto di sponsorizzazione) idoneo a regolarne sia i diritti di utilizzo e sfruttamento economico dell’immagine sia il diritto d’autore e di proprietà intellettuale sui contenuti digitali prodotti e ciò soprattutto al fine di individuarne la titolarità. Ma di cosa parliamo quando parliamo di diritti, questi sconosciuti?

Il diritto all’immagine, è un diritto della personalità tutelato dal codice civile (art.10), dalla L. 633/1941 sul diritto d’autore e dalla legge sulla privacy (D.Lgs. 196/2003). Senza addentrarci nella normativa di riferimento, basterà qui dire che l’immagine di un soggetto può essere esposta o pubblicata soltanto con il consenso di quest’ultimo eccetto i casi in cui la pubblicazione sia esplicitamente consentita dalla legge. Questo aspetto riveste particolare importanza nell'attività dell'influencer: pensiamo al caso in cui la parte committente (brand) voglia effettuare un re-post dell’immagine precedentemente pubblicata dall’influncer sul proprio profilo, ebbene, se il contratto non prevede questa possibilità, il brand è obbligato a richiedere il consenso dell'influencer prima di procedere alla pubblicazione. Inoltre, vale qui la pena di sottolineare, che il diritto all’immagine è un diritto personalissimo e inalienabile, pertanto, attraverso il consenso ciò che viene ceduta a terzi è la possibilità di utilizzo dell’immagine e non il diritto stesso.

Il diritto d’autore, invece, è l'istituto giuridico -disciplinato dalla Legge n. 633/1941 e dal codice civile- che ha lo scopo di tutelare tutto ciò che è frutto dell'attività intellettuale (letteratura, musica, arte, fotografia etc) attraverso il riconoscimento all'autore dell'opera di una serie di diritti di carattere sia morale, sia patrimoniale. I primi -salvo casi particolari- sono diritti irrinunciabili e inalienabili e tutelano la persona dell'autore mentre i secondi, i cd. diritti di utilizzazione economica, possono essere ceduti a terzi, gratuitamente o dietro compenso.

Nel diritto d’autore rientrano tutte le opere dell’ingegno, comprese le fotografie e i video digitali, per tanto l’Influencer è considerato -a tutti gli effetti- titolare di tale diritto dal momento stesso della creazione, senza necessità di alcuno adempimento e ciò significa che, in assenza di un apposito accordo che disponga diversamente, potrà sempre vantare diritti di esclusiva sul contenuto da lui creato.

Anche la giurisprudenza di merito si è espressa a riguardo affermando, in due recenti sentenze (Rif. nota), che il contenuto digitale è tutelato dal diritto d’autore con la conseguenza che non può essere liberamente utilizzato, condiviso, modificato o distribuito senza una preventiva autorizzazione da parte dell’autore o senza che vi sia una esplicita attribuzione di paternità.

Last but not least, meritano un breve cenno i diritti di privativa. Come è noto, i brand si rivolgono ad un determinato influencer in virtù della popolarità di cui questo gode all’interno del target desiderato, popolarità che avviene e si identifica attraverso il nome o pseudonimo utilizzato dall’influencer. Tale nome, scelto e costruito con cura, possiede un valore commerciale e costituisce un capitale per l’influencer perché può essere oggetto di operazioni di sfruttamento economico tramite la concessione di licenze, di contratti d'esclusiva, di merchandising e sponsorizzazione.

Per tale ragione, al pari di un marchio, il nome può (o dovrebbe) essere tutelato attraverso il cosiddetto diritto di privativa ovvero la registrazione del nome che conferisce al titolare una serie di diritti esclusivi di utilizzo compresa la possibilità di avviare azioni legali contro chiunque tenti di appropriarsene ingiustamente generando confusione nel pubblico.

Appare, dunque, quanto mai chiara la necessità di delineare e tutelare concretamente i diritti che entrano in gioco quotidianamente nell’attività lavorativa dell’influencer, anche perché, un uso consapevole dei social media non può e non deve prescindere dal rispetto degli altrui diritti.




Nota1:

Trib. Milano Sezione specializzata in materia d'impresa, 30 maggio 2016 n. 6766; Trib. Roma Sezione specializzata in materia d'impresa., 1° giugno 2015 n. 12076

Account Instagram Creator: caratteristiche, benefici e vantaggi

La notizia non è delle più recenti, molti siti già dal mese di dicembre scrivevano in merito ad una nuova funzionalità che Instagram avrebbe testato dai primi mesi del 2019: stiamo parlando dell’introduzione degli “Instagram Creator Account”.


Come è noto, allo stato attuale, sono solo due le opzioni che possiamo scegliere: il profilo  o, in alternativa, il profilo business,che ci consente di accedere a tutta una serie di dati statistici e alla possibilità di sponsorizzare i nostri contenuti.

È chiaro che gli influencer che hanno necessità di interagire maggiormente con il proprio pubblico e, soprattutto, con i propri clienti, siano obbligati a scegliere la seconda opzione anche se, gli account business, non sono stati studiati per questo, bensì per le aziende e i brand. Mancano infatti di tutta una serie di funzionalità che invece potrebbero tornare molto utili ai Creators.

 

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Per cercare in qualche modo di riempire questo vuoto, Instagram ha ideato (e sta attualmente testando) il nuovo “Creator Account”, destinato ai suoi utenti più attivi e più influenti. Ashley Yuky, product manager di Instagram, ha recentemente dichiarato a tal proposito che“i creators” sono una parte importante della nostra comunità… Vogliamo assicurarci che Instagram sia il posto migliore e più semplice per costruire una fan base e il proprio personal brand”.

In Garage Raw abbiamo la fortuna di avere con noi uno dei Beta Tester prescelti da Instagram, si tratta di Paolo Balsamo (@paolobalsamo), con il quale siamo andati ad esplorare tutte le nuove funzionalità dell’account Creator. Innanzitutto, ad oggi, l’account non si può richiedere, è la piattaforma stessa che sceglie in autonomia a chi dedicare questa nuova funzionalità e lo comunica attraverso una semplice notifica.


Sono due, per il momento, le caratteristiche che rendono un account “Creator” differente da quello business:

• Le statistiche sulla crescita;

• La gestione dei messaggi diretti.

Nel primo caso possiamo notare un nuovo pannello nel board “Pubblico”degli insights.

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Giorno per giorno è possibile analizzare il numero di account che hanno iniziato a seguirti e il numero di quelli che hanno smesso di farlo con, in evidenza, il saldo positivo o negativo. È poi possibile analizzare nel dettaglio (pulsante “Vedi i post”) quali sono stati i contenuti più coinvolgenti per il proprio pubblico tra post, stories e IGTV. In questo modo gli influencer sono in grado di capire cosa funziona meglio per il proprio pubblico e agire di conseguenza.

Nel secondo caso invece cambia la gestione dei messaggi diretti. Gli influencer si trovano solitamente a gestire un alto numero di ‘direct’,spesso da parte di persone irrilevanti ai fini professionali. L’account “Creator” consente di filtrare i messaggi permettendo al proprietario dell’account di tenere in evidenza solo quelli più significativi o che necessitano di una risposta in tempi rapidi.

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Queste sono le uniche due modifiche che, ad oggi, abbiamo notato, ma è probabile che Instagram ne introduca altre nelle prossime settimane. È chiaro che l’obiettivo di questo nuovo tipo di account sia quello di rendere la vita più facile agli influencer ma, verosimilmente, l’aumento dei dati di insight forniti direttamente da Instagram aiuterà anche i Brand nella ricerca dei partner più adatti alle proprie necessità.

Scott Guthrie sul suo blog (https://sabguthrie.info/instagram-testing-hiding-like-counter/) ci offre un punto di vista differente e più cinico sul perché Instagram stia cercando di testare nuove funzionalità per i Creator. Egli pensa che un ruolo decisivo su queste nuove feature lo giochino le entrate pubblicitarie che, essendo in lieve flessione in altre parti della galassia Facebook, portano il gruppo di Mark Zuckerberg a concentrarsi maggiormente su Instagram, offrendo ai Brand la possibilità di contattare Influencer autentici e, di rimando, di far lentamente accettare a questi ultimi il calo della portata organica dei propri post in favore di un maggior utilizzo di inserzioni sponsorizzate.

Sarà comunque difficile che tutte queste funzioni, e quelle che verranno, siano rese disponibili agli utenti di tutti i giorni. Probabilmente rimarranno privilegio di quelle persone, oltre una certa soglia di follower, che saranno così riconosciuti come i veri influencer di Instagram.

Instagram news: Stories sempre più interattive

È di pochi giorni fa l’introduzione, da parte di Instagram, di una nuova feature all’interno delle Stories, i Quiz, che, assieme ai sondaggi, alle domande e agli Emotion Poll, contribuiscono a far si che aziende e brand siano sempre più facilitati nel connettersi con il proprio pubblico.

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Senza soffermarci sulla nuova feature il cui funzionamento non ha necessità di alcuna spiegazione, cerchiamo invece di capire il motivo per cui la piattaforma sviluppa sempre più frequentemente strumenti nativi finalizzati alla interazione immediata sulle Stories.


Il 60% delle aziende che utilizzano le Stories usa un elemento interattivo almeno una volta al mese per far si che il pubblico possa avvicinarsi sempre di più al proprio Brand. Questi elementi creano coinvolgimento e divertono ma, soprattutto, fanno si che le persone si soffermino più a lungo sulle vostre Stories. Instagram stessa afferma che, il solo adesivo per i sondaggi, abbia aumentato le visualizzazioni dei video di 3 o più secondi in 9 campagne test su 10.


Oltretutto, gli adesivi per quiz, sondaggi o poll, possono contribuire a ridurre significativamente il costo per singola visualizzazione della Stories nell’advertising: è sufficiente scegliere come unico posizionamento da ‘Gestione Inserzioni’ le Instagram Stories e spuntare la casella ‘Aggiungi un Sondaggio Interattivo’.

In un Social ‘orizzontale’ come Instagram, dove azienda e utente rimangono assolutamente sullo stesso piano, trovare strumenti utili alla comunicazione diretta è indispensabile e la piattaforma stessa è quotidianamente impegnata a sviluppare strumenti in gradi di rendere più appagante l’esperienza dei 500 milioni di account Instagram che utilizzano le Stories ogni giorno.


Provate voi stessi e vedrete che, alla stregua di una “call to action” sul feed, un adesivo interattivo vi assicurerà un maggior coinvolgimento del vostro pubblico, un più alto valore di engagement e di conseguenza una maggiore permanenza in termini di tempo nelle vostre stories. Questo vi garantirà qualche chance in più di finire nelle “raccolte stories” degli hashtag o geotag utilizzati. 




Cosa non sappiamo dell'algoritmo di Instagram?

Nell’articolo dello scorso 25 Marzo (che potete rileggere QUI) abbiamo parlato del funzionamento dell’algoritmo di Instagram, quell’insieme di regole che determina in quale modo la piattaforma personalizza l’esperienza di ciascun utente ed abbiamo analizzato i 3 fattori principali che influenzano la visualizzazione del nostro feed che sono:

  1. Interesse

  2. Tempestività

  3. Relazione


Questi sono i cosiddetti fattori “primari”, ma ne esistono altri tre, definiti "secondari” o di “secondo livello” che, anche se in misura minore, contribuiscono al nostro obiettivo. Quali sono?

  1. Frequenza

  2. Following

  3. Utilizzo


Andiamo ad analizzarli assieme nello specifico.


FREQUENZA

Quando un utente apre Instagram, l’algoritmo mostrerà i migliori post dall’ultima volta che ha fatto accesso. Questo fattore si lega evidentemente a “Interesse” (le cose che ci piacciono di più) e “Tempestività”, quindi andrà a controllare cosa è stato pubblicato dalle persone che si seguono nel lasso di tempo in cui si è stati disconnessi e, sulla base di ciò, andrà ad ordinare e a mostrare e diversi post.



FOLLOWING

Quando l'algoritmo “preleva” dalla libreria nuovi post, per trovare contenuti pertinenti al tuo feed deve esaminare tutti gli account che segui. Se segui molti account, allora l'algoritmo ha un sacco di contenuti da cui estrarre, il che significa che vedrai meno da ogni account che segui. Viceversa, se segui pochi account, vedrai più contenuti da ogni singolo utente.



UTILIZZO

Se un utente tende a utilizzare Instagram in sessioni brevi, l'algoritmo mostrerà all'utente solo il contenuto più pertinente.

D'altra parte, se un utente passa molto tempo a esaminare i contenuti su Instagram, l'algoritmo mostrerà una più ampia raccolta di nuovi e nuovi contenuti.


A questo punto possiamo facilmente comprendere come sia inutile tentare di combattere l’algoritmo (tranquilli, non tornerà mai più in ordine cronologico!) e invece, una volta compreso il suo funzionamento, sia il caso di allearsi con esso e impostare una strategia in grado di portare risultati molto più soddisfacenti.

Dovremmo sempre cercare di pubblicare contenuti pertinenti (con il nostro brand) e rilevanti (per i nostri follower) in maniera che chi ha interesse possa vederli in cima al proprio feed (vi ricordate l’articolo sulla analisi semantica delle immagini?).

Un’altra cosa importante è dare continuità alle proprie pubblicazioni: il fattore “tempestività” è basato su questo. Cerchiamo quindi di caricare contenuti almeno una volta al giorno senza sospendere per lunghi periodo di tempo.

Come avrete notato il “misterioso” algoritmo di Instagram è costantemente in cambiamento, e i fattori che lo influenzano sono davvero tanti: è essenziale comprenderli e applicarli alla propria strategia digitale, testando, analizzando i numeri e identificando ogni giorno quali siano gli aspetti essenziali per migliorare la propria presenza su Instagram.




7 APP che non devono mancare nello smartphone di un Content Creator

Nel corso degli ultimi anni essere un “Instagramer” ha portato mille differenti evoluzioni. Da chi scattava con lo smartphone e ora fotografa solo con una reflex, a chi invece arrivando dal mondo della fotografia oggi si diverte a fare tutto con il telefono.

Alcuni hanno invece mantenuto il “romanticismo” di scattare ed editare direttamente da telefono, visto che oggi i nuovi smartphone permettono di realizzare immagini di altissima qualità e di poterle editare con app (quasi) professionali.

È altrettanto vero come oggi la professione di “digital content creator” prevede di essere originali, dinamici e molte volte obbligati a realizzare molti contenuti direttamente dallo smartphone.

Vediamo quindi quali sono le 7 APP che non possono mancare nello smartphone di un Content Creator moderno.

1 - VSCO

La celebre app con cui si può davvero offrire una personalità unica alle vostre foto. I filtri di VSCO sono di grande qualità e personalizzabili all’infinito, per fare in modo che possiate crearvi il vostro “preset” che vi farà creare un feed instagram di grande impatto.


2 - SNAPSEED

L’app di Google è molto utilizzata dagli Instagramer perché permette di modificare le immagini in mille modi: dalle correzioni di base per luci, colore, temperatura, fino alle correzioni di imperfezioni nelle foto. Volete cancellare una persona che è nella vostra foto ma non vi piace? Snapseed è l’app perfetta per “sistemare” tutti i vostri scatti fatti con lo smartphone!




3 - UNFOLD

Nell’attività quotidiana non possono mancare le Instagram Stories, e se sono creative tanto meglio: quali sono le migliori app per realizzarle? Ne parleremo meglio in un prossimi articolo e nel corso in aula del 8 Maggio, iscriviti qui!

Citiamo però la regina delle app per le Instagram Stories: unfold. Permette di impaginare molteplici template che renderanno le vostre stories uniche e riconoscibili!

4 - LIGHTROOM MOBILE

Gli amanti dell’editing fotografico da smartphone non possono sicuramente fare a meno di Lightroom Mobile. Molto vicina a Lightroom in versione Desktop (ma ovviamente con delle limitazioni), permette di editare le vostre immagini scattate con lo smartphone con grande qualità e offrendo le migliori risorse possibili. Permette inoltre di editare file RAW da smartphone



5 - FACETUNE

Avete già visto qualche vostro amico incredibilmente più bello rispetto alla realtà? Facetune è l’app che vi permetterà di rendere tutto più bello: dal colore della pelle alla funzione “rimodella”, che darà una sistemata a qualche chilo di troppo ;-)


6 - CINEMAGRAPH

Avete mai visto una immagine statica con un solo elemento in costante movimento? Come per esempio una persona immobile in riva al mare e le onde che fluttuano di continuo?

Per realizzare questi originali giochi di elementi potrete utilizzare l’app Cinemagraph: è molto intuitiva e facile da utilizzare, e vi permetterà di divertirvi come vorrete per la realizzazione di fantastici video.

7 - MOJO APP

Ultima della lista, ma proprio perché è la più importante (almeno secondo noi!)

Mojo App, che vi consigliamo di scaricare a questo link, è un app di tendenza che permette di creare Instagram Stories creative e dinamiche, con un sacco di elementi in movimento continuo. Le Instagram Stories come sappiamo chiedono quotidianamente di essere “sul pezzo”: gli utenti ne vedono tantissime ogni giorno, e l’interesse cade su qualcosa di “diverso”.

E voi, quali app utilizzate solitamente?

Condividetele con noi nei commenti per migliorare la nostra community!

Come funziona (veramente) l'algoritmo di Instagram?

Nel 2019 è quasi impossibile trovare un Brand che non sia presente su Instagram, l’ascesa di questa applicazione è stata impressionante e, nonostante un 2018 assai turbolento per Facebook (tra accuse di violazioni della privacy degli utenti, accordi segreti con partner per la cessione di dati sensibili, assenza di controllo sui contenuti, eccetera), si è giunti al traguardo del miliardo di iscritti attivi e la parabola non accenna a diminuire.

È naturale di conseguenza che le aziende, anche le più scettiche, vogliano cogliere l’opportunità di intercettare questo nuovo pubblico, diverso da quello di altri Social Network, più giovane e ben distribuito in tutto il mondo. (anche in Italia con 17 milioni di utenti attivi).

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Il raggiungimento di questo obiettivo è però più facile a dirsi che a farsi, una delle ragioni è che, in molti casi, i marketer non conoscono il funzionamento dell’algoritmo di Instagram, quella funzione che regola e personalizza la maniera in cui gli utenti visualizzano il loro feed. La domanda alla quale è necessario rispondere è quindi: ‘in che modo Instagram personalizza l’esperienza di ciascun utente?

Capita, a volte, di avere esperienze frustranti, contenuti che sembrano adatti e dai quali ci si aspetta buoni risultati non ottengono i risultati sperati e spesso si pongono sotto la media di altri magari meno studiati o curati, alzi la mano a chi non è mai successo.

Da ciò la nascita di supposizioni, congetture, ipotesi sulla maniera in cui Instagram gestisce il feed degli utenti spesso condite da sospetti di complotti o ‘punizioni’ da parte della piattaforma stessa.

È stato quindi un sollievo quando Instagram, nel secondo semestre del 2018, ha invitato alcuni reporter nella propria sede per spiegare nel dettaglio come funziona il suo algoritmo.

Durante l’incontro il responsabile ha spiegato che sono 6 i fattori che influenzano il modo in cui vediamo il nostro feed, 3 di primo livello e 3 di secondo, quindi con un impatto minore.

I tre criteri fondamentali sono quindi:

  1. Interesse

  2. Tempestività

  3. Relazione

Cerchiamo di analizzare nel dettaglio questi tre criteri:

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INTERESSE

Quando apro il mio feed i primi post che vedo sono quelli che Instagram considera più pertinenti e rilevanti in funzione dei miei interessi. Per dirla in un altro modo l’algoritmo di Instagram analizza ciò che posto, ciò con cui interagisco maggiormente e più frequentemente e mi propone quello che si aspetta io possa godermi di più.

Ad esempio, io sono un appassionato di sci e di montagna, carico spesso immagini che parlano di questo argomento e interagisco e seguo molte persone che parlano dello stesso argomento, è chiaro che l’algoritmo di Instagram ha notato questo mio interesse e cercherà di posizionare post coerenti più su di altri nel mio feed. Ma quando vado nella sezione ‘Cerca’ di Instagram, non vedrò solo post sullo sci e sugli sport invernali, ma vedrò anche immagini correlate, ad esempio fotografie di natura o di montagna in altri contesti. L’algoritmo di Instagram fa quindi una sorta di ‘previsione’ sul tipo di post che mi piacerà o che potrebbe piacermi. Ecco una immagine della sezione ‘Cerca’ del mio feed di Instagram:

Teniamo quindi sempre presente che Instagram ci osserva, analizza il nostro comportamento per cercare contenuti che possano coinvolgerci, addirittura utilizzando l’analisi semantica delle immagini (ne abbiamo parlato in questo articolo: https://www.garageraw.com/blog/instagram-analisi-semantica-immagini) è in grado di classificare in maniera assai efficiente i post in diversi argomenti (ad esempio viaggi, food, sport, fashion, eccetera).

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TEMPESTIVITÀ

È palese che io non voglia vedere, come primi post nel mio feed, le immagini di un evento che si è svolto una settimana fa mentre magari ce ne è un altro che si è svolto ieri sera. Instagram analizza quindi la frequenza con cui noi apriamo l’applicazione per fare si che il nostro feed sia si pertinente ma anche tempestivo.

Thomas Dimson, un ingegnere di Instagram, ha spiegato che l’applicazione riordina solo i nuovi post che vengono caricati nell’intervallo di tempo intercorso dal momento dell’ultimo accesso al momento in cui la si apre nuovamente.

Per fare un esempio, se io controllo Instagram alle 10 della mattina e poi nuovamente alle 12 e in questo intervallo di tempo le persone che seguo hanno pubblicato 100 nuovi post, Instagram controllerà solo questi li ordinerà e me li mostrerà sulla base dei miei interessi.


RELAZIONE

Quando Instagram ha variato il feed passando da un ordine cronologico a un ordine algoritmico ha scritto sul suo blog: ‘non importa quanti account segui, dovresti sempre vedere i post del tuo miglior amico’.

Quindi Instagram controlla quali sono gli utenti che frequenti di più, sa quali sono le persone di cui apprezzi i contenuti, quelle a cui invii dei messaggi diretti, quali sono le ricerche che compi (non solo utenti ma anche hashtag o luoghi), a chi lasci commenti più di frequente e le persone con le quali sei stato taggato nelle immagini.

Tornando per un attimo al sottoscritto uno dei miei soci in Garage Raw non pubblica di frequente ma, quando lo fa, nel mio feed compare sempre, indipendentemente dal fatto che io sia taggato o meno nella sua foto.

A questo punto siete curiosi di sapere quali sono gli altri tre fattori che regolano l’lgoritmo di Instagram? Restate sintonizzati sul nostro blog o iscrivetevi alla nostra newsletter, ne parleremo la prossima settimana nel nuovo articolo.

Come impostare una biografia perfetta su Instagram

Spesso sottovalutata, a volte poco curata, la biografia è invece parte integrante e fondamentale del vostro account Instagram, sia esso un profilo personale oppure business.

Lavoriamo molto, impegnando tempo e risorse per fare sì che il maggior numero di utenti possibile raggiunga la pagina del nostro profilo, è quindi importante mostrare loro nella maniera più chiara, immediata e interessante possibile ciò che abbiamo da offrire.

I campi in assoluto più strategici sono quelli denominati ‘nome’ e ‘nome utente’ i testi inseriti in questi spazi sono infatti gli unici ricercabili in Instagram attraverso la pagina ‘esplora’.

È facile comprendere che vanno sfruttati a dovere e in modo intelligente.

Il campo ‘Nome Utente’ (freccia fucsia) altro non è che il nickname che abbiamo scelto al momento dell’iscrizione, può essere il nostro nome e cognome, il nome della nostra azienda o, più semplicemente, un Nick che ci piace ma che non rimanda direttamente a noi.

Indipendentemente da ciò che abbiamo scelto non è consigliabile modificare questo campo per non disorientare i follower ma il nostro nickname andrà invece a influenzare pesantemente il secondo campo, quello denominato ‘Nome’. (freccia verde)

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Il campo ‘Nome’ ci mette a disposizione 30 caratteri che dovremo provare di sfruttare a nostro massimo vantaggio. Se il nostro Nickname è già il nostro nome o quello della nostra azienda è inutile replicare la dicitura, cerchiamo invece di indicare qualcosa per la quale immaginiamo poter essere ricercati.

Nel mio caso, sopra riportato a esempio, il nickname è Iena70 e nel campo nome ho inserito il mio nome e cognome e il nome della azienda per la quale lavoro. In questa maniera se qualcuno non mi conosce su Instagram ma invece sa il mio nome riesce comunque ad individuare il mio profilo. Se addirittura fa una ricerca come Garage Raw potrà trovarmi ugualmente assieme a tutti gli altri miei soci e al profilo aziendale.

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Per fare un ulteriore esempio se avete come Nickname (Nome Utente) il nome della vostra attività potreste usare il campo Nome per descrivere cosa viene fatto in azienda (es. Pizzeria Bologna, Ristorante Vegano Milano, Agenzia di Comunicazione Bologna, eccetera) in questa maniera diventerete immediatamente ricercabili anche per quelle Keyword.

Anche l’immagine di profilo è importante, le dimensioni ottimali sono 612 x 612 pixel a 72 dpi. e dovrete cercare di usare un’immagine quanto più riconoscibile e identificativa vi sia possibile. Fateci caso, quando scorrete per guardare chi ha interagito con i vostri contenuti, chi ha lasciato like o commenti, se l’immagine è chiara e riconoscibile (in buona sostanza si nota) voi potete capire, tra i tanti, chi è stato senza dover necessariamente leggerne il nome.

Avete 150 caratteri per scrivere la vostra biografia che è la presentazione di voi stessi e del vostro profilo su Instagram. Usatela bene, indicate la vostra città, il vostro paese, quello che fate, potete essere originali inserendo emoticon oppure call-to-action che invitino i vostri follower a compiere qualche azione (es. iscriversi alla vs. newsletter o scaricare la vostra app.). Se avete non avete un profilo business diventerà indispensabile indicare anche una mail di contatto.

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Tenete anche presente che se inserirete mention e/o hashtag queste saranno cliccabili.

Indicate chiaramente il vostro sito internet, o blog, o Landing page, o e-commerce, eccetera nel campo Sito Web se avete meno di 10.000 follower e quindi non avete la possibilità di inserire link all’interno delle stories questo è l’unico link attivo all’interno dell’applicazione. Valutate anche la possibilità di inserire uno short link attraverso i tanti software web che offrono questo servizio per monitorare quanti accessi riuscirete ad avere da Instagram.

Le informazioni private non sono visibili, all’interno troverete la mail con la quale vi siete iscritti alla piattaforma e un campo nel quale inserire il vostro numero di telefono. VI consiglio di farlo perché in caso di problemi Instagram comunica con voi tramite SMS. Da tenere presente che a profili diversi devono essere associati numeri diversi.

Ora siete pronti ad avere una biografia perfetta, aspettiamo i vostri screenshot per verificarle insieme.

















I 5 motivi per cui è necessario creare contenuti unici per il proprio brand

L'evoluzione dei social media è talmente veloce che affidarsi alle ormai note strategie di social media marketing può non rivelarsi sufficiente.

La portata organica dei post su Facebook ed Instagram sta via via diminuendo, i competitors sulle nuove piattaforme digitali sono in costante aumento e distinguersi non è più così facile come in precedenza. 

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In altre parole, non basta più avere un piano editoriale e qualcuno che “pubblichi nei social”.

Abbiamo quindi riassunto i 5 motivi per cui, secondo noi, è necessario creare contenuti unici per il vostro brand: fotografici, video, ispirazionali. 


Essere riconoscibili

Gli utenti devono riconoscere nella comunicazione social (ma non solo!) del brand un “tone of voice”, uno stile unico e riconoscibile dagli altri, specialmente se si opera in una fetta di mercato in cui la concorrenza è al passo con la rivoluzione digitale. 

L’obiettivo primario è fare in modo che gli utenti possano dire “Questa è una tua foto”.

Uno scatto di Giorgia Polo (@giorgette_p), nota Content Creator italiana.

Uno scatto di Giorgia Polo (@giorgette_p), nota Content Creator italiana.


Creare interesse e valore

Spesso vediamo piani editoriali saturi di foto “rubate” dal web o acquistate in piattaforme di vendita immagini: chi non si è mai imbattuto nei profili di due brand concorrenti che per le festività natalizie pubblicano nei rispettivi social la medesima immagine scaricata da Shutterstock? Bene, questo sarebbe meglio evitarlo! 

Produrre contenuti su misura permette di fare un salto di qualità notevole, ma soprattutto di evitare “copie” di altre aziende.

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Ecco perché puntare sul content marketing è diventato fondamentale: per catturare l'attenzione è necessario creare contenuti visuali di qualità che permettano di raggiungere e stimolare l'interesse di potenziali clienti.



Adattarsi al cambiamento

Oggi tutta la comunicazione digitale ruota intorno ad Instagram, dove gli utenti non guardano più il classico feed fotografico ma trascorrono molto più tempo scorrendo le Instagram Stories (alzi la mano chi non le guarda tutti i giorni!). 

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Considerando questo cambiamento di utilizzo dei social da parte degli utenti, è necessario creare contenuti video verticali da pubblicare ogni giorno per posizionarsi bene nel social del momento. 



Advertising 

Nuovi e molteplici contenuti permettono di avere maggiori soluzioni da poter condividere su Instagram, e Facebook, anche attraverso una pianificata attività di advertising. 

Mutano le abitudini degli utenti e, di conseguenza, mutano anche i canali in cui è più “efficace” investire il proprio budget per le inserzioni pubblicitarie. 

advertising-instagram

Le Instagram Stories oggi garantiscono impression e conversioni molto più alte rispetto ad altri posizionamenti dei social media.





Originalità

Qual è il primo motivo per cui si segue un brand o un’azienda che comunica bene su Instagram? Una delle principali risposte sarà “per l’interesse che crea con i contenuti che pubblica”. 

Un feed omogeneo e studiato: @santamargheritawines

Un feed omogeneo e studiato: @santamargheritawines

La creazione dei contenuti d'impatto deve andare di pari passo con la creazione di interesse: gli utenti devono sentirsi parte della narrazione, devono seguire una storia che sia in grado di mostrare il prodotto con uno storytelling visivo emozionale e sempre meno “markettaro”.


Voi cosa ne pensate? Quali sono i motivi per investire nei contenuti della vostra azienda?