influencer marketing

Cos'è e perchè può servire la Employee Generated Content?

Si parla e si legge molto di quanto sia importante inserire, nella propria strategia Instagram, gli UGC, ossia i contenuti generati dagli utenti.

Esiste però un ulteriore tipo di contenuto, che potrebbe essere definito il cugino degli UGC, meno conosciuto ma strettamente correlato, ossia gli EGC (Employee Generated Content), i contenuti generati direttamente dai dipendenti del Brand proprietario dell’account. Incentivare i propri dipendenti a creare dei contenuti che ruotino attorno ai prodotti aziendali può essere una strategia vincente.

L’EGC eccelle in quanto percepito come autentico, non sarà mai patinato come le immagini prodotte dai professionisti dell’ufficio marketing ma, proprio per questo, per la connotazione più ‘Raw’ che lo permea farà sentire il pubblico più vicino al Brand.

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Inoltre l’ECG è veloce, molto veloce, una foto sfocata di un prodotto che sta per essere lanciato (mentre il marketing è ancora alle prese con il colore di sfondo della comunicazione istituzionale) può raggiungere in un attimo un pubblico vastissimo, essere ricondiviso, e diventare oggetto di desiderio ancora prima che esso sia disponibile sul mercato.

Le persone che seguono un’azienda sono sicuramente interessate alla sua attività ma non amano particolarmente un’immagine curata e filtrata; essendo quello di Instagram un pubblico particolarmente giovane vuole vedere l’attività di un Brand per quello che realmente è, con contenuti che costruiscano relazioni, che siano visibili e condivisibili, e questo è senz’altro un punto di forza degli ECG.

Non tutte le aziende si sentono a loro agio nel dare carta bianca ai propri dipendenti, è comprensibile, un dipendente deluso potrebbe pubblicare qualcosa di spiacevole, e sicuramente c’è un certo margine di rischio in questa attività, ma, nella stragrande maggioranza dei casi, avere un dipendente come fan dell’azienda, supera di gran lunga i rischi che si possono correre.

Sostenere aziendalmente l’EGC può ridurre i costi legati alle campagne, probabilmente i contenuti generati dai dipendenti saranno più convenienti. Se l’azienda mostra, inoltre, di fidarsi dei propri collaboratori è probabile che questi siano più coinvolti e motivati, oltretutto, conoscendo perfettamente l’ambiente nel quale lavorano, sono spesso le persone più informate sul prodotto, quelle che possono raccontarlo meglio.

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Un’idea potrebbe essere quella di progettare un hashtag univoco dedicato ai contenuti generati dai dipendenti. Addirittura, per incentivarne maggiormente la produzione, si potrebbe pensare a piccoli contest a premio all’interno dell’azienda.

UGC ed EGC sono strumenti potenti ed economici, hanno il grande vantaggio di coinvolgere la community e di creare conversazioni attorno ai contenuti quindi non sono una cosa semplicemente da considerare ma da fare.




I luoghi inediti di Venezia: la guida fotografica di Hendrick's

Venezia è certamente la città più affascinante del mondo, la più strana, la più difficile da conoscere e da vivere.

Negli ultimi anni il turismo la sta letteralmente “invadendo”, rendendola a tratti insopportabile per chi ci vive e ci lavora ogni giorno. Ma nonostante tutto, conserva ancora quell’aurea di autenticità e mistero, che ho voluto riassumere con sei luoghi speciali, inediti, unici che non dovreste perdervi.

Perché questo articolo? Questo pezzo non vuole essere una “guida turistica”, bensì una raccolta di ispirazioni e idee dedicato a chi ama la ricerca, lo stile e l’autenticità.

In collaborazione con Hendrick’s Gin per la campagna #UnusualPlaces, ho realizzato degli scatti fotografici di sei luoghi appunto inediti.

Spero vi piacciano e che siano in grado di trasmettere quanto hanno trasmesso a me!

Il quartiere di Sant’Elena

Il quartiere Sant’Elena, collocato all’estremità orientale di Venezia, grazie ai suoi giardini, è denominato il “polmone” della città.

Tranquillo e ricco di verde, Sant’Elena si trova a due passi dai Giardini della Biennale.

Venice by boat

Venice by boat è un’esperienza insolita per scoprire la meraviglia della “Serenissima” dall’acqua. Un modo alternativo per godere del fascino dei suoi palazzi da un punto di vista privilegiato. A Venezia sono varie le possibilità di poterla visitare dall’acqua: quello che è sicuro, è l’impatto nel vedere una città completamente galleggiante!

Scala Contarini del Bovolo

Un luogo inedito e unico nel cuore della città, da cui poter apprezzare in toto la bellezza e il mistero di Venezia. Riassume i concetti di unicità, eleganza, raffinatezza, ricerca.
Scala Contarini del Bovolo, pur essendo situata nel cuore della città, è un luogo inedito che solitamente un turista non conosce.

Gianni Basso: stampatore artigianale

Venezia è magica, ma ci sono luoghi nascosti che lo sono ancor di più. Mesi fa mi parlarono di un vero artista, un artista d'altri tempi che produce, tutt'oggi, meravigliosi oggetti unici nella loro autenticità.
Gianni Basso è uno stampatore che ha conservato nel tempo il fascino della stamperia artigianale: realizza biglietti da visita e oggetti stampati a mano (sì, come centinaia di anni fa) per le più importanti celebrità del mondo.
Sono andato a trovarlo, ed è stato davvero un'esperienza incredibile.


I Magazzini del Sale

I Magazzini del Sale si trovano Dorsoduro, lungo le Fondamenta delle Zattere, affacciati al Canale della Giudecca, in prossimità della grande Chiesa della Madonna della Salute.

La funzione era propria al nome che porta, cioè depositi del prezioso sale. Attualmente i Magazzini del Sale ospitano le opere “fluttuanti” di Renzo Piano, che raccontano il legame tra architettura e acqua. 

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La Casa dei Tre Oci

La Casa dei Tre Oci è un edificio del XX secolo in cui durante la storia soggiornarono e abitarono personaggi legati al mondo dell'arte, come l'architetto Renzo Piano.

Oggi la Casa organizza eventi culturali legati all'arte novecentesca; al suo interno sono conservati ancora gli arredi originali e molti materiali fotografici e artistici legati alle vicende di de Maria e della casa. Ospita inoltre numerose mostre fotografiche di rilievo internazionale.

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Un progetto fotografico sviluppato con Gionata Smerghetto per Hendrick’s Gin con HUB09.



Paolo Balsamo è il volto italiano della campagna europea "Riscrivi le Regole di Huawei"

Nella scorsa primavera, il nostro Paolo Balsamo, è stato selezionato dalla agenzia IAM AGENCY di Amsterdam, come volto italiano della campagna europea di lancio del nuovo dispositivo di punta di casa Huawei, il P30 Pro, dotato di Fotocamera Leica con IA e super zoom 50x in grado di riscrivere le regole della fotografia.

Durante il progetto Paolo è volato a Positano, nella meravigliosa cornice della Costiera Amalfitana, per testare personalmente lo smartphone Huawei, le potenzialità della sua fotocamera, e per girare, assieme ad una troupe di videomaker londinese, le scene dello spot europeo che lo vedono come protagonista e che potete trovare a questo link.

Cambia prospettiva!

Paolo ritrae da sempre i più celebri panorami italiani da ogni angolazione possibile. Ma non aveva ancora provato a ritrarli con il nuovo Huawei P30 Pro. Dopo la prova ha visto il nostro adorato Paese in una luce completamente nuova, grazie alla regolazione della luminosità, al grandangolo e alle altre funzionalità del suo nuovo smartphone.


La quadrupla fotocamera in stile Leica infatti, è studiata per assecondare il talento fotografico aiutando a catturare il mondo nella sua interezza. Un sistema fotografico all’avanguardia, composto da una lente SuperZoom, una fotocamera Super Sensing da 40 MP, una fotocamera con lente ultragrandangolare da 20 MP e una fotocamera HUAWEI TOF, che permette di immortalare momenti incredibili.

Una vita in vacanza: self made influencer all’arrembaggio

Alla fine degli anni ‘90 la bolla speculativa delle Dot-com mise fine in qualche settimana ai sogni di moltissimi self-made trader che, in alcuni casi, avevano lasciato il lavoro per fare speculazioni da casa pensando di potersi arricchire in tempi brevi. È cronaca recente l’andamento delle Criptovalute, il Bitcoin in particolare, che in qualche mese ha perso quasi l’80% del suo valore massimo raggiunto a dicembre 2017 ridimensionando le aspettative di più o meno piccoli investitori sedotti dal sempre verde messaggio nuovo/facile/subito.

Ma perché il riferimento, molto succinto e semplificato, a due fenomeni della recente storia economica finanziaria accostato a una immagine ludico/godereccia della vita?

Senza scomodare sociologia e psicologia, è credo utile affrontare in parallelo alcune delle piccole e grandi contraddizioni che lo sviluppo di nuovi contesti professionali alimentano. (basti pensare a come il web ha cambiato e ampliato i profili e le competenze professionali nell’ambito della comunicazione, sempre per fare un parallelo).

Frequentando con quotidiana e attenta assiduità professionale il micro mondo dei social network mi sembra si possa fare un efficace per quanto forzato parallelismo ai comportamenti orientati al ‘soldo facile’.

Sembra cioè che un approccio analogo si stia verificando nell’ambito dei Social Network. Nell’immaginario stereotipato dei più, ‘Instagram’ (come se fosse un luogo fisico) è popolato da influencer da copertina che passano da un continente all’altro pasteggiando a ostriche o con calici alzati, elegantemente vestiti e comodamente auto-ritratti in ‘location’ da cartolina. Questi ‘influencer’ per autodefinizione, hanno come tratto distintivo il numero di follower contati rigorosamente in centinaia di migliaia o milioni, sempre ben vicini al loro nome reale o d’arte, quasi fosse il segno zodiacale o la data di nascita.

Gli influencer, ammiccanti, popolano feed e timeline mostrando cuori rossi per quella bevanda o fuochi accesi per quell’accessorio e, sempre nell’immaginario collettivo, subito i carrelli degli e-commerce di chi li paga per fare quello che fanno, si riempiono veleggiando verso il tutto esaurito.

Influencer che vivono una vita libera e felice dove si è pagati per fare ‘una vita in vacanza’, che sia viaggiare, cucinare o dedicarsi al make-up. Un life-style social h24, patinato e sempre ludico, recensito da riviste e quotidiani con articoli che, con interesse al limite del voyerismo, periodicamente raccontano quanto vale un post di quell’influencer o una stories di quell’altro.

Se è vero indubbiamente che ci sono esempi illustri e meritevoli di come creare imprese di successo utilizzando il contesto dei social network con marcato orientamento al business (casi nostrani più che meritevoli come Chiara Ferragni per nominare un influencer che, attraverso i Social, ha costruito un’azienda o Aniye By azienda che attraverso Instagram ha raggiunto un nuovo mercato) è altrettanto vero che però sono pochi, numericamente parlando, i casi imprenditoriali che davvero possono rientrare in questa definizione.

Ma per ovvio e naturale spirito di emulazione di successo, passa l’idea che imitare questi casi e quindi dare vita a storie professionali di successo, sia alla portata di tutti, o almeno di tutti quelli dotati di un minimo di intraprendenza e, soprattutto, di smartphone. Un po’ come dire che con lo smartphone siamo tutti fotografi. Una interpretazione decisamente estrema della proprietà transitiva.

L’influencer all’arrembaggio si scatena nei periodi ‘caldi’: estate, e feste comandate, quando contatta le aziende chiedendo una t-shirt o un paio di occhiali, un ristorante o un albergo chiedendo un pasto o un soggiorno gratis, con il l’effetto di risultare più un wannabe un po’ scroccone che un professionista che offre un servizio.

La via al successo degli improvvisati influencer, guardando bene dietro le quinte, si rivela evanescente e, soprattutto, piatta... l’approccio, più che di offrire un ‘servizio’ spesso si esaurisce nella ricerca del baratto: ottenere qualche prodotto cosmetico, una cassa di vino pregiato, un week-end con il fidanzato o la fidanzata gratuitamente, un orologio alla moda in cambio di qualche fotografia pubblicata sul proprio profilo (da milioni di follower) è semplicisticamente spesso definito ‘lavorare con i Social’, ma manca il requisito fondamentale del lavoro, cioè la retribuzione.

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Product placement è un concetto forse un po’ datato ma che ben identifica quello che le aziende piccole o grandi che siano, cercano di fare oggi quando inviano gratuitamente quella T-shirt o quel paio di occhiali o non fanno pagare un pasto o un soggiorno a quella figura, ma sempre storcendo la bocca, come a rivelare una nemmeno troppo celata riserva rispetto alla efficacia dell’azione.

Ma che è ben diverso da quando queste stesse aziende investono tempo, energie e risorse economiche per pianificare azioni e strategie di comunicazione nei social network, affidandosi a esperti che di questo hanno fatto una professione.

La differenza sta tutta forse qui, nella parola ‘professionalità’ che nell’era dell’economia 3.0 assume sempre di più i contorni di inutile, sostituita da una sorta di self made man/woman che scivola nella versione contemporanea dell’uomo (o donna) sandwich portata all’estremo, estesa potenzialmente cioè ai numeri della popolazione mondiale dotata di smartphone.

Allora, provocatoriamente, a cosa serve la professionalità? Sono superflui i giornali e quindi i giornalisti perché ‘leggo su Facebook’, sono superflui gli editori ‘perché mi pubblico il mio libro da solo come e-book’, sono superflue le agenzie di comunicazione ‘perché c’è mio nipote che è su Instagram e YouTube e fa l’influencer (replica dell’approccio ai webmaster di fine millennio)’.

Quello che dovrebbe essere in messo in discussione non è la figura dell’influencer, quanto l’idea di competenza e professionalità delle figure che si fanno interpreti e operano in un determinato contesto, qualsiasi sia l’ambito di esercizio. Il contesto social network, considerandone le evoluzioni e le possibilità, si sta sempre più configurando come contesto al quale aziende di natura merceologica diversa guardano con attenzione per le innegabili potenzialità di marketing e pubblicità. Ma si tratta appunto di marketing e pubblicità, ambiti nei quali professionisti si formano e agiscono in base a competenze.

A tutti, genericamente interpellati sulla questione, piacerebbe stare ‘una vita in vacanza’ o ‘guadagnare senza fatica’ ma chi lavora, davvero, sa che cosa significa la parola competenza, e così come c’è chi la offre, c’è chi la esige dal proprio fornitore, o almeno così dovrebbe essere, nel migliore dei mondi possibili.

Articolo di Francesco Mattucci

Creare contenuti per i social: cosa devi ricordare

Siete dei Content Creator, lavorate in una agenzia di digital marketing o fate i fotografi?

Ogni volta che veniamo contattati da un’Azienda, un Brand o chiunque ci chieda di produrre dei contenuti visuali per Instagram o altre piattaforme Social è bene valutare, prima di buttarci a capofitto nel lavoro, gli utilizzi futuri possibili che il committente andrà a fare delle nostre immagini o video. 

Realizzare dei contenuti pensando che vengano utilizzati sui Social e poi trovarli invece come pubblicità sulle pagine di mensili o settimanali, nella cartellonistica stradale, nelle brochure aziendali, al cinema (vi giuro che è capitato), o in qualsiasi altra forma ed espressione è più frequente di quello che si possa pensare.

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Ecco perché è bene, se vogliamo lavorare in maniera professionale, è bene sottoporre sempre al committente un contratto che preveda dei ‘paletti’ sull’utilizzo consentito o meno del nostro lavoro.

I criteri di base da prendere in considerazione e definire sono:

  • LUOGO: in quali paesi sarà consentito l’utilizzo dei nostri contenuti? (ad esempio: tutto il mondo? Europa? Italia?)

  • TEMPO: in funzione del corrispettivo definito per quanto tempo il committente potrà usare il nostro lavoro? (tempo indefinito? Due anni? Un mese?)

  • ESCLUSIVITÀ: La cessione dei diritti di utilizzo può essere “totale” prevedendo il c.d Bay out, vale a dire la cessione di tutti i diritti a favore del committente in cambio di un corrispettivo di cessione molto elevato o può essere “parziale” prevedendo pari diritti di utilizzo ad entrambe le parti in cambio di un corrispettivo più contenuto.


  • UTILIZZI CONSENTITI: Qual è l’utilizzo che il cliente potrà fare delle nostre immagini/video? A tale scopo sono prevosti tre tipi di diritti:

    Diritti Basilari (Web; piattaforme social; depliant per comunicazione aziendale interna; book; slide.)

    Diritti Intermedi: (Ai diritti sopra elencati si aggiungono o cataloghi, brochure, riviste, annual report, cartelli vetrina, cartoline e poster aziendali, espositori da banco, packaging e cartelli in fiere.

    Diritti Pieni: (i diritti già elencati nelle prime due voci, a cui si aggiungono diritti per campagna stampa e campagna affissione

  • UTILIZZI NON CONSENTITI: Generalmente si vieta l’utilizzo in maniera diversa da quelli espressamente consentiti ma è meglio specificare che i contenuti non potranno essere usati per:

    Contesti diffamatori, ingannevoli e pornografici;

    Rivendere o trasferire le immagini/video a terzi;

    Utilizzarle per pubblicità ingannevole o concorrenza sleale;

    Utilizzarle come marchio aziendale o logotipo.

  • DIRITTO D’AUTORE: È sempre bene specificare che la cessione dei diritti sull’uso dei contenuti non comporta in alcun modo il trasferimento di alcun diritto di proprietà o d’autore sulle immagini/video concessi in licenza.

  • CORRISPETTIVO: Il valore delle opere date in licenza dovrà essere proporzionato alle condizioni di cui sopra. In questo paragrafo è molto importante definire sempre anche le modalità e i tempi di pagamento.

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I criteri esposti sono il minimo che ogni professionista dovrebbe definire prima di iniziare a produrre opere video e/o fotografiche, la costruzione di un semplice contratto può metterci al riparo da utilizzi fraudolenti e da possibili delusioni.

Articolo di Francesco Mattucci

Mamma, sono spariti i like da Instagram!

La seconda settimana di luglio, dopo una fase di test iniziata in aprile in Canada, Instagram ha lanciato il suo ultimo aggiornamento atto a fare si che il conteggio dei like sia visibile solo al titolare dell’account anche in Brasile, Irlanda, Australia, Giappone, Nuova Zelanda e, naturalmente, Italia.

Questo significa, in parole povere, che io continuerò a vedere quanti like riceve il mio contenuto ma tutti gli altri utenti non avranno la possibilità di saperlo.

Il ‘test’ è in fase di rapida espansione su molti account ma purtroppo non è possibile chiedere di aderire alla sperimentazione in quanto è la stessa Instagram che sta espandendo questa funzionalità, nel momento in cui ne farete parte riceverete un messaggio di questo tipo:

 
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La linea ufficiale a giustificazione di questa ulteriore novità è quella di ridurre la pressione sugli utenti e, contestualmente, aumentare l’attenzione sui contenuti indipendentemente dai numeri che gli stessi andranno a generare.Il fatto stesso che i tuoi follower non potranno più vedere i tuoi like potrebbe portarti a pubblicare immagini e/o video più creativi e più personali senza temere il riscontro pubblico che questi ne trarranno. Alzi la mano chi, fino a ieri, prima di inserire un nuovo post non si è preoccupato di chiedersi se era in linea con gli interessi e i gusti dei propri seguaci e chi, ancora, non ha mai archiviato un post con un numero di interazioni sotto la media.

Ma per Aziende, Influencer e Content Creator cosa cambierà? In che modo il like-free influenzerà i comportamenti di questi soggetti?
In un mercato dove il numero di like è purtroppo ancora considerato un KPI di valore quali saranno ora le metriche che verranno prese in considerazione?

Siamo davvero sicuri che la mancanza di quel numerino cambierà qualcosa?

Se ci pensate bene, ad esempio, le ‘stories’ non hanno alcuna metrica pubblica e, nonostante questo, per i Brand stanno diventando di fondamentale importanza e sono continuamente inserite come richiesta all’interno dei contratti stipulati con gli Influencer.

È chiaro che la mancanza dei like renderà un po’ più complicata la vita dei responsabili marketing delle aziende che sicuramente faranno un po’ più fatica e dovranno spendere un po’ più di tempo a fare una valutazione di un account concentrandosi maggiormente sulle interazioni (i commenti) e sulla qualità dei contenuti pubblicati mentre, dall’altra parte, per gli influencer diventerà sempre di più fondamentale importanza la produzione di un media-kit fatto bene da inviare ai Brand che ne faranno richiesta.

Un’altra considerazione, un filo più maliziosa, è pensare che questa ‘mossa’ sia stata messa in atto dal gruppo di Zuckerberg per monetizzare maggiormente, le metriche nascoste potrebbero portare gli investitori a concentrare maggiormente i propri budget in ADV piuttosto che in attività con Influencer o Content Creator che, a loro volta, si sentiranno più liberi di postare ciò che più li ispira e li coinvolge finalmente liberi dalla pressione dei like.

O forse, semplicemente, saranno infine prese in considerazione altre metriche meno drogate e più reali quali il numero delle Impression, le percentuali di reach o, ancora, il numero dei salvataggi di un post (il 73% degli utenti dichiara di salvare i post che li ispirano).

Ho chiesto a Michele Pasculli (@micpascu su IG) che è all’interno della sperimentazione di inviarmi uno screenshot di un suo contenuto:

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Sulla sinistra possiamo osservare l’immagine come la vede lui, like-free, mentre sulla destra come la vede ancora un utente esterno al test di Instagram.

O ancora, a Edoardo Nais (@edoardonais su IG) anche lui all’interno della sperimentazione ho chiesto di guardare come vede una mia immagine:

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E ancora, anche in questo caso, sulla sinistra come vede lui il mio contenuto e sulla destra come lo vedo io, la differenza è evidente.

Staremo a vedere, per il momento sembra che, almeno in Italia, la sperimentazione proceda piuttosto velocemente, un recente sondaggio sulle mie stories ha dato questo risultato:

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Quello che è certo che in assenza di metriche facili da rilevare quali appunto i like le aziende dovranno finalmente iniziare a concentrarsi su ciò che funziona veramente: i contenuti.

Instagram, cosa sta succedendo?

Sono settimane piene di mille aggiornamenti, bug di Instagram, cali di visibilità… ma cosa sta succedendo davvero?


La cosa è sotto gli occhi di tutti, decine di influencer, agenzie e utenti, negli ultimi giorni, hanno espresso sul web, attraverso social network, forum e blog le loro preoccupazioni sul calo della portata organica dei propri contenuti su Instagram. Le voci che, ora dopo ora, diventavano sempre più insistenti sono state smentite da un portavoce di Instagram, ma il problema resta tale.

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Molti account (personali, aziendali e Creator) stanno subendo un drastico calo di interazioni e impression sulla piattaforma.


La sensazione è quella che stia accadendo ciò che è già successo nel 2014 per Facebook, una riduzione sempre più marcata della visibilità per favorire investimenti più massicci in advertising.
Che Instagram stia introducendo sempre più funzioni atte alla monetizzazione non è infatti un segreto, è proprio di questi giorni la notizia che ai Brand sarà presto consentito la sponsorizzazione diretta dei contenuti postati dai propri influencer.


Una cosa è certa: Instagram, come in generale la comunicazione, sta cambiando molto velocemente: se un anno fa “bastava” pubblicare belle foto e avere un bel feed, ora l’esperienza degli utenti è fortemente cambiata.

Le Instagram Stories la fanno da padrona, non è un caso che una recente indagine di Blogmeter.it (fonte a questo link) affermi “che il 32% degli Italiani preferisce guardare stories anziché leggere un post, percentuale ancora più alta nella fascia 15-24 anni, raggiungendo il 52%”.

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L’indagine afferma inoltre come gli utenti di Instagram (e quindi probabilmente anche tu!) naviga nell’app perché ama seguire le stories di influencer che ci mettono la faccia nel raccontare la loro vita, e molte volte questo è proprio il motivo per cui queste figure sono diventati tali. Un racconto che sia fatto di esperienze di viaggio, di quotidianità famigliare, o di qualsiasi argomento che crei forte interesse nella comunicazione verbale della persona. L’autenticità e la spontaneità risultano essere caratteristiche di forte engagement per gli utenti.

Riporta sempre Blogmeter, “gli intervistati dichiarano di seguire le personalità social perché parlano di argomenti di loro interesse e perché sono simpatici e spontanei”.

Non è un caso che molti influencer che oggi continuano a lavorare molto, sono coloro i quali si sono adattati al cambiamento: metterci la faccia, nelle stories, è un aspetto rilevante in merito alla capacità di coinvolgere le persone, e l’indagine di blogmeter lo dimostra.

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Ciononostante, il calo della portata organica di Instagram è rilevante: il cambiamento dell’algoritmo che regola la visualizzazione dei contenuti di Instagram da parte dell’utenza ha in serbo un nuovo taglio.

Cambiare strategia? No, è necessario adattarsi, e iniziare ad investire in advertising: per i brand, e per gli influencer stessi.

Le piattaforme Social, ci piaccia o no, stanno sempre più diventando degli spazi a pagamento all’interno dei quali dobbiamo comunque sempre mantenere elevata la qualità dei nostri post, l’interazione con il nostro pubblico e capire che è diventato necessario predisporre dei budget da destinare in advertising.

Ha senso oggi presidiare Instagram pubblicando ogni giorno, e poi mostrare i nostri contenuti soltanto ad un ristretto numero di persone?




Natura e relax, il mio soggiorno al Rosenhof con MD Viaggi

Non è stato facile, per un ragazzo del Sud come me, entrare in confidenza con le montagne del Nord, i loro paesaggi e dei modi di vivere differenti rispetto ai miei.
Ma devo ammettere che negli ultimi anni sto imparando sempre più ad apprezzare questi luoghi, dove la natura combina relax e magiche sensazioni di libertà.

La mia prima esperienza in queste zone risale a tre anni fa, quando assieme ad alcuni amici partii per un road trip tra le Dolomiti italiane e i laghi del Trentino: fu la mia prima volta in Val Pusteria, una bellissima zona di montagna che racchiude alcune delle mete più conosciute del Südtirol.


Pochi giorni fa, grazie ad MD Viaggi, ho riassaporato le medesime emozioni, ripercorrendo le stesse valli, gli stessi laghi e scrutando le stesse vette, ma con un comfort in più: l'Hotel Rosenhof.
Chi mi segue su Instagram sa già di cosa parlo, l'Hotel Rosenhof è stato infatti la struttura ricettiva dove ho soggiornato, e nelle prossime righe ve la racconterò meglio.


La posizione dell’Hotel


L'Hotel Rosenhof si trova in una zona strategica, a Rio di Pusteria, un piccolo borgo in grado di offrire tutte le comodità logistiche: la stazione dei treni, il collegamento alla principale arteria stradale, la seggiovia, l'autobus che porta alle piste da sci. Non mancano, inoltre, tutti i servizi indispendabili: la farmacia, il supermercato, molti negozi di ogni genere.

Da non dimenticare ovviamente la possibilità di usufruire di tutte le attività outdoor tipiche della montagna, quali trekking, hiking, scalata, biking e chi più ne ha più ne metta.


L’accoglienza 


L’accoglienza in Hotel è stata davvero speciale: la gentilezza e l'ospitalità ricevuta al check-in mi hanno subito fatto sentire a casa! È possibile, tra l’altro, usufruire di una speciale tessera che permette di utilizzare i mezzi pubblici della zona così da muoversi dall’Hotel verso le zone limitrofe.

Le camere dell'Hotel sono confortevoli, spaziose e recentemente ristrutturate. Lo stile è quello tipicamente tirolese, capace di catapultarmi fin da subito nel vero "mood montano". Per un social-addicted come me, vi assicuro che non mancano le prese elettriche, ossigeno fondamentale di ogni vacanza!

E vogliamo parlare della vista panoramica dalla terrazza? Beh, lasciamo parlare le immagini!

Il food

Gli spazi comuni del Rosenhof sono molto curati, ho apprezzato la scelta stilistica degli interni, la cura dei particolari della sala colazione e del ristorante. Il mood resta quello alpino ma con un tocco di modernità che di certo non guasta, anzi!

L'ottimo rapporto qualità prezzo dell'Hotel, è dato anche dalla qualità della sua cucina, della colazione e della merenda, perché si, al Rosenhof è inclusa anche la merenda a buffet dalle 15 alle 17!

La colazione è molto fornita, riuscirete a trovare tante alternative per iniziare al meglio la vostra giornata, sia che siate amanti della colazione salata, sia che preferiate risvegliarvi con il dolce sapore di croissant e ciambelle ripiene.

A cena invece si ha sempre una scelta tra due diversi primi e due secondi, con ovviamente antipasto sempre a buffet e dolce del giorno. I piatti sono preparati con ingredienti della zona, genuini, mai scontati e ben presentati. Provare per credere!


La Spa e l’area Wellness

Dulcis in fundo, le coccole.
Durante il mio soggiorno non ho potuto fare a meno di godermi di un paio di bagni nella bella piscina panoramica situata sul tetto della struttura (temperatura dell’acqua di 31°, che goduria) e di qualche momento di relax nella Area Wellness della Spa, davvero molto curata.

L'atmosfera qui è davvero elegante e rilassata, non ci sono mai troppe persone contemporaneamente e potrete godervi in tutta tranquillità il vostro tè caldo tra una sauna ed un bagno turco, senza dimenticarsi della calda vasca idromassaggio situata in giardino.


I dintorni

Nel mio breve soggiorno, ho approfittato delle ore centrali della giornata per scoprire i luoghi circostanti. Della Val Pusteria fanno parte, infatti, alcune delle più famose perle delle Dolomiti: Brunico, Dobbiaco, Corvara, San Candido e l’instagrammabile lago di Braies. Potevo forse lasciarmi sfuggire l'occasione di scattare qualche foto in questi paesaggi meravigliosi?

Date un'occhiata alla mie foto di questi luoghi incantati e del Lago di Misurina... ancora ghiacciato!

Come avrete potuto vedere, trascorrere un soggiorno qui è sicuramente ricco di opportunità. 

Il mio personale suggerimento è di dare un’occhiata al sito di MD Viaggi *collegamento ipertestuale*, dove potrete trovare un sacco di vacanze come quella che vi ho raccontato… e mi raccomando, una volta partiti: non dimenticatevi di taggarmi nelle vostre foto che posterete su Instagram!